Torino Film Festival, Italia

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Alzando gli occhi e guardando il Sole, in realtà, vediamo soltanto un ricordo, la proiezione del Sole com’era otto minuti fa. Lo stesso discorso vale per le stelle – la luce di alcune, addirittura, ci arriva quando sono già morte, esplose nello spazio infinito. Questi, all’incirca, erano i pensieri con cui lottavo durante l’ultimo TFF, svoltosi dal 22 al 30 novembre, con Paolo Virzì all’esordio nella carica di direttore artistico. Si è letto e proclamato ovunque: è stato un successo, un’affluenza al di sopra delle aspettative e una mole di incassi in aumento del 31%, perlomeno rispetto al 2012. Perché, allora, pensavo al Sole e alle supernove?

Un po’, lo ammetto, perché i trionfi hanno un lato inquietante, sepolto nel timore che tutto possa finire da un momento all’altro. Giravo per Torino, guardavo bei film, evitavo gli appostamenti Rai per non finire nel programma di Marzullo. Facevo questo ed altro, mentre le code fuori dai cinema dimostravano che il pubblico era presente, disposto a far parte dell’ingranaggio e a ridare speranza ai produttori e agli addetti ai lavori. Eppure, non so, continuavo ad avere una sensazione ambigua – da un lato ero felice, dall’altro paragonavo l’atmosfera festosa a quella dei funerali gipsy, dove si mangia e si beve per giorni e così ci si congeda dal morto.