Memorie dal Concertone

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È il Dodicesimo Primo Maggio, primavera 2002. Verso le 21.00 il palco ruota su se stesso rivelando alla folla gli Oasis, Ospiti Internazionali del Concertone insieme a Robert Plant. Liam Gallagher esordisce con un inequivocabile pugno chiuso alzato al cielo, prima di iniziare a cantare «The Hindu Times» con la sua solita posa – inclinato, mani incrociate dietro la schiena, abbassandosi sul microfono. Suo fratello Noel, il chiacchierone della band, accennerà un “Ciao” prima di attaccare «Don’t Look Back in Anger», in una versione slow che consente di apprezzare meglio l’omaggio a «Imagine». Il tema del concerto di quell’anno è CONTRO LE MODIFICHE DELL’ARTICOLO 18 E LOTTA CONTRO IL TERRORISMO.

Italia 2015 – Pianeta Opera

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di Michelangelo Pecoraro 

Il Volo ha vinto il Festival di Sanremo; Stéphane Lissner, Sovrintendente e Direttore Artistico della Scala dal 2005 al 2014, messo alla prova da una giornalista francese nel corso di un’intervista, non riconosce brani famosissimi tratti da La Wally, La forza del Destino, Tosca e Madama Butterfly, riuscendo a salvarsi in zona Cesarini solo con Carmen (sommo gaudio per i francesi, visto che è appena stato chiamato a dirigere l’Opéra National de Paris); nel corso del 2014 sono morti alcuni dei cantanti italiani che hanno fatto la storia dell’opera, nel silenzio quasi assoluto di giornali e televisioni; un approfondimento condotto dal mensile Classic Voice ha rivelato che nel lustro 2008-2013 i teatri lirici italiani hanno perso complessivamente circa 100.000 spettatori; vista la carenza di denari, alcuni famosi direttori d’orchestra hanno fatto i bagagli e se ne sono andati; alcuni sovrintendenti hanno pensato bene di risolvere parte dei problemi licenziando in tronco intere orchestre, o buona parte dell’organico amministrativo e tecnico; il governo, nei panni del ministro Franceschini, fa il gioco delle tre carte: da un lato continua a tagliare il Fondo Unico per lo Spettacolo, dall’altro ripropone parte dei soldi tagliati a patto che i teatri continuino a privatizzare e licenziare; alcuni teatri fanno lavorare artisti e tecnici senza sapere se e quando potranno pagarli, a volte tardando molti mesi prima di effettuare i versamenti; molti teatri, per attirare un po’ di pubblico, annunciano cast e spettacoli in abbonamento che poi cambieranno o verranno semplicemente eliminati. Si potrebbe andare avanti ancora un po’…

Il Corriere della Sera vs. i fumettisti e quel pasticciaccio brutto di via Solferino

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(Immagine: la redazione di Charlie Hebdo nel 2012. La foto è di Steven WassenaarFonte immagine)

di Marco Rizzo*

Ci ha lasciati improvvisamente Pino Daniele: La Repubblica allega un cd con una raccolta di cover dell’autore napoletano, scaricate da youtube, senza avvisare i musicisti coinvolti. È scomparso a 92 anni Francesco Rosi e il Fatto Quotidiano commercializza un dvd contenente alcuni spezzoni spixellati dei suoi film, e nella sezione extra, i servizi dei telegiornali italiani sulla morte del regista, tratti da internet. Dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo, il Corriere della Sera pubblica un libretto contenente le vignette-omaggio realizzate da vari fumettisti nelle ore successive all’attentato, reperite sui social network. Moltissimi autori vengono a saperlo solo a pubblicazione avvenuta. E si incazzano. I proventi delle tre iniziative editoriali, però, andranno in beneficenza ai familiari delle vittime.

Eels’ Rider

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L’antefatto del viaggio e del concerto dàta un paio di giorni prima dell’arrivo a Fiesole. Quando, in libreria, ho visto di persona – testimone volontario – Gianni Bisiach prima assecondare poi canticchiare Series of Misunderstandings. Mentre lo stereo tracciava la canzone rimbalzando tra i libri, Bisiach ha cominciato con un mormorìo di conferma, poi – decisamente stregato dalla carillonesca andatura oscillante della canzone – ha tenuto il tempo in una versione privatissima e concentrata dell’uuh-uuhuh fiabesco di Mark Oliver Everett («… if i could do just one thing / set the clock back many years ago…»). Poi ha pagato i libri ed è uscito, sorridendo con tutta probabilità al mondo di fuori con una nuova dose interiore di fraintendimenti pieni di sole.

Scendo dalla macchina con calma, sono a meno di ottanta chilometri di autostrada da Firenze e sono solo le cinque del pomeriggio. Voglio godermi mentalmente quel po’ di spiccioli di Toscana vera che mi toccano in sorte in quest’afa e in questo sole occidentale che da un’ora e mezza mi batte a picco sul neo del braccio sinistro. Bruciando tutta la pelle chiara che trova, in una folgore rossa di lentiggini e di biancore avvizzito a fuoco lento. La solita storia che si ripresenta ogni estate, contabile e spietata come un morto in casa che fa gli scherzi dietro la porta a vetri; quasi una dermatite da contratto.