Buon compleanno, Superzelda!

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Cosa festeggiamo e perché

Superzelda il libro è nato il 10 novembre del 2011. Quel giorno sono arrivate le prime copie in casa editrice e nelle nostre mani e abbiamo festeggiato con qualche bottiglia di vino e le dediche disegnate bellissime di Daniele alla libreria minimum fax di Trastevere. Sono venuti i nostri amici, non abbiamo fatto grandi discorsi (anzi, non abbiamo fatto proprio nessun discorso), abbiamo bevuto e dedicato tutte le copie che erano in libreria. Primo giorno di vita, piccolo sold out tra amici. In una versione sparpagliata e che sembrava mai definitiva Superzelda però esisteva già, esisteva da anni. Esisteva da quando con Daniele, facendo recensioni disegnate per D, ci siamo imbattuti nella storia di Zelda e abbiamo deciso di trasformare la sua vita di un fumetto mettendo per prima cosa un super davanti al nome.

L’evasione al potere

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

Le Pussy Riot erano all’asilo, quando Dubravka Ugresic, insieme ad altre due colleghe, Slavenka Drakulic e Rada Ivekovic, fu costretta a lasciare la Croazia per la sua opposizione al nazionalismo. Era il 1993. «Prostitute, nemiche pubbliche, streghe» fu il gentile commento con cui il governo croato chiamò queste tre temibili donne. Dubravka Ugresic oggi vive tra l’Olanda e gli Stati Uniti, è una scrittrice di successo tradotta di 20 lingue, idolatrata in America dove è appena uscito il suo ultimo saggio “Europe in Sepia” (Open Letter Books), una raccolta di saggi politici che in cui l’autrice passa delle contestazioni di Zuccotti Park fino ai riots di South London. Da noi invece è meno conosciuta ma da poco è uscito il sorprendente “Cultura Karaoke” (Nottetempo, 408 pagine, euro 19,50, traduzione di Olja Perišić Arsić e Silvia Minetti), una raccolta di saggi che è stato finalista al National Book Critics Circle Award per la critica.

Free Pussy Riot

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Oggi sono state rilasciate le due Pussy Riot Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova. Questa è la versione integrale di un pezzo uscito sull’ultimo numero di XL la Repubblica.

Le Pussy Riot sono un collettivo punk femminista nato a Mosca nell’estate del 2011, il giorno stesso in cui è stato annunciato il ritorno di Putin. La loro arte sta in performance pubbliche di dissidenza politica, come quella del febbraio 2012 nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca che ha visto l’arresto di tre di loro e la condanna a due anni di reclusione.

La storia delle Pussy Riot accade oggi davanti ai nostri occhi. È una storia di oppressione e di rivolta, in cui l’estetica e l’attitudine punk ritornano sulla scena più contemporanee e opportune che mai a manifestare la diversità dal comune obbedire, il desiderio politico e sentimentale di cambiare lo stato delle cose malgrado l’evidente distanza tra un manipolo di ventenni femministe che cantano coi passamontagna colorati in testa e la Russia ingombrante, millenaria, devota a Putin e a Dio, profondamente sessista, ferma nella propria evoluzione da qualche parte nell’ottocento. Come faranno le nostre Pussy Riot a vincere?

García Lorca in New York

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Questo pezzo è uscito in versione ridotta sul Venerdì di Repubblica.

Dal palco della Bowery Ballroom, nel Lower East Side di New York, lo scorso 5 giugno Patti Smith ha intonato il suo Happy Birthday all’amatissimo Federico García Lorca. Era un concerto tributo organizzato dalla stessa cantante per festeggiare il compleanno del poeta scomparso, uno dei tanti eventi che dal 5 aprile al 21 luglio si susseguono ininterrotti in vari spazi della città. Lorca in NY: A Celebration il titolo della rassegna organizzata dalla Fundación Federico García Lorca con il supporto dell’Acción Cultural Española per riportare in città il manoscritto ritrovato di Poeta a New York e celebrarne al meglio l’autore. Sorta di diario in versi scritto da García Lorca tra il 1929 e il 1930, durante la sua prima e unica permanenza in America, venne più volte letto pubblicamente dal poeta per diventare libro soltanto postumo, se vogliamo anche in coerenza con l’idea che García Lorca aveva della poesia. Per Federico García Lorca la poesia doveva essere orale più e prima ancora che scritta, costantemente capace di risorgere, mai definitiva, soprattutto performativa, letta ad alta voce. È esattamente quello che fanno sul palco della Bowery Ballroom Patti Smith e i suoi amici: poeti, musicisti, o semplicemente gente trovata per strada, uno dopo l’altro, chiamati a ridare vita alle parole di García Lorca.

Cosa accadrebbe se un gruppo di giovani artiste-attiviste rivoluzionarie facesse una protesta simile alle Pussy Riot in Italia? Intanto leggiamoci le loro splendide dichiarazioni conclusive al processo.

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Il processo alle Pussy Riot arriva a sentenza domani, 17 agosto. Da notizia da colonnina destra di Repubblica.it – quel mondo bizzarro dove c’è sempre un po’ di body-painting per chi ne avesse bisogno – la questione di questo terzetto di giovani attiviste russe anti-Putin è diventato un caso internazionale: hanno ricevuto l’attenzione di ogni star della musica (l’ultima, Madonna, dal palco di Mosca, ma anche filosofi come Slavoj Žižek ). Qui di seguito ho tradotto in maniera sicuramente non impeccabile le loro dichiarazioni finali al processo, cosa che – ci pare – nessun giornale italiano ha fatto. [CR]

Siamo tutti Pistulino Riot

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Pubblichiamo le ultime due cronache scritte per l’Ansa da Lucia Sgueglia, reporter italiana, sul processo in corso in questi giorni al gruppo politico-rock-situazionista Pussy Riot, che sta ricevendo una solidarietà internazionale, sia da parte del mondo della musica sia da parte delle associazioni per i diritti umani. Anche in Italia, per esempio, Elio e le storie tese hanno deciso di cambiare il loro nome in Pistulino Riot fino alla liberazione delle musiciste-attiviste. Gli altri pezzi di Lucia Sgueglia sul processo li potete trovare nel suo mirabile blog: greateastvibes.wordpress.com.

di Lucia Sgueglia

MOSCA 7 AGOSTO – Tre anni di carcere ordinario per teppismo motivato da odio religioso o contro un gruppo sociale (i credenti ortodossi). È la condanna richiesta dall’accusa nel processo alla band punk Pussy Riot, che oggi ha visto anche le arringhe finali degli avvocati. Domani la giudice Marina Sirova si ritirerà in camera di consiglio dopo le ultime repliche, mentre agli appelli internazionali per la liberazione delle tre ragazze si è aggiunta anche la pop star Madonna: “hanno fatto qualcosa di coraggioso, hanno pagato il prezzo per quest’atto, Nadia, Katia, Masha (i nomi delle tre imputate, ndr) io prego per la vostra libertà”, ha detto la pop star durante il suo concerto allo stadio Olimpiski di Mosca, strappando l’applauso degli 80 mila spettatori. Poi ha cantato la sua hit “Like a Virgin”.