Dieci anni senza Garboli

Cesare Garboli in "Teorema" di Pier Paolo Pasolini

L’11 aprile del 2004 moriva Cesare Garboli. Per ricordarlo proponiamo un pezzo di Matteo Marchesini, pubblicato qualche tempo fa in versione leggermente diversa su “Il Foglio”. Questo scritto farà parte di “Da Pascoli a Busi. Letterati e letteratura in Italia”, la raccolta di saggi di Matteo Marchesini che a maggio verrà pubblicata da Quodlibet. (Immagine: Cesare […]

Una nostalgia grande quanto la Luna

luna

di Christian Raimo È uscito da nemmeno un mese e le librerie, come si dice, già ce l’hanno di costa. Ma voi recuperatelo. Stefano Catucci ha scritto un libro bellissimo e anomalo – un’eccezione nella saggistica italiana dove praticamente non esiste la critica culturale e tra accademia e giornalismo difficilmente si percorre una terza via: […]

L’Etiopia vista dagli occidentali: diario di un viaggio esotico

etiopia2-1024x823

Questo pezzo è uscito su la Repubblica. (Immagine: Armin Linke.)

Il modo migliore affinché un viaggio non si concluda è raccontarlo. È una tecnica elementare e originaria, individuale e sociale, duttilissima. Raccontare un viaggio significa prolungarlo nel tempo, traslocarlo da uno spazio a un altro: far sì che quanto è stato cammino, lavorio del corpo, attraversamento di meridiani, attenzione precisa o blanda al macro e al micropaesaggio, si converta in un altro codice, per esempio in un serpente di frasi, in un pannello di scatti fotografici.

L’anima vegetale del nostro giardino

giardino-in-movimento-5

Pubblichiamo una recensione di Giorgio Vasta, uscita su «Repubblica», su «Breve storia del giardino» di Gilles Clément (Quodlibet).

C’è una scena di L’enigma di Kaspar Hauser, il film di Herzog del 1974, che può servire da sintesi di Breve storia del giardino, l’ultimo libro di Gilles Clément (appena pubblicato da Quodlibet), nonché, forse, dell’intera opera di un intellettuale – scrittore, agronomo, paesaggista, giardiniere, docente presso l’École Nationale Supérieure du Paysage a Versailles – tra i più lucidi e consapevoli a livello europeo (e non solo).

Mentre la voce fuori campo di Kaspar racconta di avere piantato dei semi di crescione in modo tale che germogliando formino il suo nome, vediamo le immagini di una piccola aiuola circondata da un’ulteriore vegetazione; dalla terra bruna e densa emergono i fili d’erba che compongono la parola kaspar. Qualcuno però, continua la voce fuori campo, è penetrato nel giardino e ha calpestato la parola. Ugualmente, dopo un lungo pianto, Kaspar afferma il desiderio di seminare ancora il suo nome.

Un maestro del depistaggio

Labirinto

Questo pezzo è uscito per Alias

«Per prima cosa l’occhio si poserebbe sulla moquette grigia di un lungo corridoio, alto e stretto. Le pareti sarebbero armadi di legno chiaro, dalle luccicanti guarnizioni di ottone. Tre stampe, raffiguranti l’una Thunderbird vincitore a Epsom, l’altra una battello a pale, il Ville-de-Montereau, la terza una locomotiva di Stephenson, guiderebbero verso un tendaggio di pelle, sorretto da grossi anelli di legno nero venato, che un gesto semplice basterebbe a far scorrere.

Imparare da Las Vegas

Las_Vegas

Se oggi un architetto proponesse di “imparare da Dubai” si solleverebbe un brusio, non sarebbe però uno scandalo. Nel 1972 invece, quando fu pubblicato il libro Learning from Las Vegas, il mondo degli architetti ne rimase sconvolto e la storia dell’architettura deviò il suo corso. Adesso che tutto ciò che c’era da apprendere da Las Vegas è patrimonio comune, viene proposto in Italia quel leggendario libro di Robert Venturi, Denise Scott Brown e Steven Izenour Imparare da Las Vegas, edito dalla casa editrice Quodlibet e curato da Manuel Orazi.