Il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività

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Otto racconti selezionati da otto riviste indipendenti: è nato così il numero 10 di effe – Periodico di Altre Narratività, l’antologia periodica curata da Flanerí e dallo studio editoriale 42Linee. Questa uscita speciale, ricca di suggestioni e talenti letterari ancora inediti, è stata ideata in collaborazione con Cadillac, CrapulaClub, Colla, L’inquieto, retabloid, Verde e ’tina, […]

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di Emanuele Modigliani La tassa – L’ho fatto, mi lascerete stare adesso. L’ho fatto per voi. – Una cucina inondata di sole di mattina, si preparano frittelle. Un pugno di giovani rappresenta qualcosa di oscuro, che non c’entra nulla o quasi con il mondo e che è lontano, che in fondo non si capisce, ma […]

La tomba dell’amore? – Intervista a Luca Ricci sugli Autunnali

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Raccontisti che si fanno romanzieri. Fino a qualche anno fa due dei nomi che uscivano con più frequenza come migliori raccontisti italiani erano quello di Paolo Cognetti e il tuo. Poi Paolo ha vinto lo Strega, sì, ma con un romanzo. Adesso anche tu sei uscito con un romanzo. Esiste una forza che spinge i raccontisti a diventare romanzieri? C’entra col pregiudizio dell’editoria italiana rispetto alla forma breve? short-story1

Il racconto è la sezione aurea delle storie, funziona davvero solo se è perfetto; il romanzo è un contenitore in grado di accogliere le cose più disperate, ha una forma slabbrata e flessibile. La mia sperimentazione come romanziere è stata precisamente quella di voler scrivere un romanzo come un racconto. Con la stessa verticalità e, cosa ben più grave, non volendo rinunciare alla volontà di perfezione che anima lo scrittore di racconti. Cosa ne è venuto fuori lo diranno i lettori, ma di sicuro non si tratta di un’abiura rispetto al mio percorso. Casomai è una celebrazione del racconto sotto mentite spoglie.

Nelle terre di nessuno: Luca Briasco intervista Chris Offutt

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È in libreria Nelle terre di nessuno (minimum fax), raccolta di racconti di Chris Offutt che dà voce al Kentucky e alla sua gente. Pubblichiamo un’intervista inedita di Luca Briasco, ringraziando l’autore e l’editore. (Foto: Sandra Dyas)

Nelle terre di nessuno in originale si intitola Kentucky Straight. Si tratta della tua prima raccolta, ma la parola “Kentucky” si potrebbe facilmente considerare una sorta di cartello d’ingresso per buona parte delle tue opere. Cosa significa per te essere nato e cresciuto in Kentucky?

La comunità nella quale sono nato, Haldeman, conta non più di duecento abitanti. Si trova nei Monti Appalachi. Le strade sono quasi tutte sterrate, e le case sono collegate da sentieri che attraversano I boschi. L’intera area è circondata da boschi molto fitti, e bellissimi. Da bambino potevo andare a piedi dappertutto, di notte come di giorno. Conoscevo tutti. Ero libero, e al sicuro. Ogni giornata si trasformava in un’avventura, nei boschi.

Discorsi sul metodo – 22: Lorrie Moore

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Lorrie Moore, tra i maggiori autori viventi di racconti, è nata a Glens Fals nel 1957. La sua ultima raccolta uscita in Italia è Bark (Bompiani 2015).

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Invecchiando, sono diventata indisciplinata. Prima scrivevo tutti i giorni, sempre, era la regola, e se non facevo quattro o cinquemila battute ero molto scontenta. Adesso la vita è arrivata, tutta insieme, e le cose da fare sono così tante che è impossibile tenere una disciplina del genere… Oppure la verità è che posso finalmente permettermi di essere indisciplinata, chissà! In effetti quando leggo di scrittori di mezza età, affermati, che dicono di scrivere tutti i giorni, credo che mentano. Poi in realtà, se guardo bene, vedo che prendo appunti sul mio quadernino tutti i santi giorni, quindi in qualche modo ho continuato a scrivere tutti i giorni anche se non mi do più, come facevo fino a qualche anno fa, un minimo giornaliero di battute.

Una visita serale: i racconti di Emmanuel Bove

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Emmanuel Bove è uno scrittore che dall’anno della sua scomparsa, il 1945 (era nato nel 1898) è sempre rimasto al margine della percezione, sull’orlo dell’oblio, ininterrottamente in bilico tra la penombra e un lampo di luce (comunque improvviso e sporadico, senza durata) che risvegli l’attenzione nei confronti delle sue opere; eppure è l’autore di almeno un capolavoro – I miei amici, del 1924 – e di una serie di altri testi (Una fuga, Un padre e una figlia, Il presentimento) che lo rendono unico e indispensabile per comprendere cosa è accaduto al maschile nel passaggio dall’800 al ’900.

I difetti fondamentali – intervista a Luca Ricci

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È appena uscito il tuo nuovo libro I difetti fondamentali. Non solo un libro di racconti con una major, nel 2017, ma addirittura un libro di racconti sugli scrittori. Come hai fatto a convincere Rizzoli?

Nell’autunno 2015 si è svolto un pranzo di lavoro a Milano, tra me e due figuri che si sono qualificati come Michele Rossi (responsabile narrativa italiana Rizzoli) e Stefano Izzo (editor narrativa italiana Rizzoli). Di lavorare insieme a un «libro di racconti»- espressione che è l’equivalente culturale di «Frau Blücher» in Frankenstein Junior, insomma fa imbizzarrire gli editori- me l’hanno proposto loro. Io sulle prime ho pensato a uno scherzo, poi invece mi è arrivato addirittura un contratto. Le questioni tra editore e scrittore sono storie d’amore, e Rizzoli ha saputo corteggiarmi, non c’è dubbio.

Discorsi sul metodo – 16: Merritt Tierce

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Merritt Tierce è nata in Texas. Il suo libro d’esordio, Carne viva, è uscito in Italia nel 2015 per SUR. * * * Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura? Scrivo zero ore al giorno: ecco la verità. Almeno in questo momento. Il fatto è che non ho […]

La rinascita

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di Marco Mantello 1. Alessio Molinari, cinquantatré anni, sposato con Emma, lavora alla portineria di un grande ospedale. Il turno finisce verso le diciotto e siccome passa tutto il giorno su una poltroncina, anche il suo corpo è divenuto concavo e ha preso la forma delle cose. “Lavoratori?”, dice aprendo la porta di casa. In […]

Il migliore libro dell’anno

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Come vi avevamo promesso – dopo avervi fatto leggere a Pasquetta un suo racconto, dopo avervi seganalato un’introduzione capillare e amorosa alla sua opera su Rivistastudio a cura di Cristiano De Majo (qui) e una  lunga, bellissima, intima intervista di Martina Testa che potete trovare invece qui – torniamo a parlare di David Means, con questo pezzo uscito su Europa.

di Christian Raimo

È inutile, probabilmente fastidioso, affermare che un libro è il migliore di quelli pubblicati in Italia quest’anno. Il miglior libro dell’anno, non è una recensione, è uno status su Facebook. Ma il motivo per cui mi veniva da lanciare un giudizio definitivo di questo tipo è che questo libro, Il punto, scritto da David Means passerà quasi sicuramente inosservato, ed è invece un’assoluta meraviglia.

Se conosco come vanno le cose nell’editoria, se so che un libro di racconti pubblicato originariamente nel 2010 negli States e tradotto ora mirabilmente da Silvia Pareschi per Einaudi, un libro di uno scrittore poco famoso e abbastanza schivo che ha scritto soltanto racconti – una cinquantina in tutto, divisi in quattro raccolte per la precisione – bene che andranno le cose, potrà vendere 1500 copie, mi sale un sentimento di rabbia, e non m’interessa dover moderare i giudizi, evitare i superlativi: Il punto di David Means è il migliore libro dell’anno, e ci sono le prove.