Vent’anni di Infinite Jest

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Esattamente vent’anni fa usciva negli Stati Uniti Infinite Jest. Ripubblichiamo per l’occasione un saggio di Christian Raimo sul romanzo di David Foster Wallace, originariamente apparso su Lo Straniero.

TEMI

Il mondo di Infinite Jest (da qui IJ) è una versione 2.0 del nostro mondo: un futuro non troppo remoto in termini cronologici, dove gli anni sono sponsorizzati («Anno del Glad», «Anno del pantaloni per adulti Depend»…) e dove interi stati sono stati destinati a fungere da discarica per altri stati più sviluppati. Il paesaggio è occupato non più parzialmente, ma totalmente da soggetti di un mondo molto post-fordista, ossia:

Droga & piacere

IJ ha una traccia neanche troppo complessa che lo struttura, e cioè: cosa succede a una cultura che decide che il significato della vita consiste nello sperimentare quanto più piacere possibile per la maggior parte del tempo possibile? L’eroe del libro, Don Gately: «Il senso primario di addiction implica l’essere legati, devoti a qualcosa praticamente o spiritualmente, nell’immolare la propria vita, nell’immergersi. Ecco, io ho cercato proprio questo». (IJ. p. 1073)

La mania della realtà

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Domani al Teatro India ci sarà un incontro tra Walter Siti e Christian Raimo intitolato “La mania della realtà”, a partire dalle riflessioni di Siti sul realismo e gli spettacoli di Deflorian e Tagliarini in questi giorni all’India, che fanno parte della Trilogia dell’invisibile. A proposito, ripubblichiamo un’intervista a cura di Alessia Cervini e Daniele Dottorini. L’intervista apre il numero 21, “Reale”, di “Fata Morgana. Quadrimestrale di cinema e visioni”.

Segnaliamo un’intervista a Il dibattito recentissimo sulla questione del “nuovo realismo” può essere un buono spunto, a partire dal quale dare inizio alla nostra conversazione, nel tentativo di comprendere cosa sia oggi la realtà e in che modo essa possa essere restituita da forme differenti di rappresentazione.

A me sembra che un dato su tutti sia incontrovertibile, ovvero che la realtà è essenzialmente un prodotto culturale. Ogni periodo decide cioè cos’è la realtà, a seconda dell’angolatura culturale scelta di volta in volta. In questo periodo, per esempio, mi pare che la realtà si presenti soprattutto come qualcosa contro cui si urta quando si esce o dalle ideologie o da un delirio di onnipotenza.

La parola con la N

Questo pezzo è uscito nel numero 13 della rivista Loop.

di Daniele Manusia

È del febbraio di quest’anno una nuova edizione delle Adventures of Huckleberry Finn in cui le parole “nigger” e “injun” vengono rimpiazzate rispettivamente da “slave” e “indian”. All’origine della decisione di Alan Gribben, professore e studioso di Mark Twain che ha curato la versione in questione per la NewSouth Edition