Mettere in pausa la realtà. Microfictions di Régis Jauffret

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“Tutto cominciò come un giorno normale solidamente aggrappato alla realtà”.

Con Microfictions (traduzione di Tommaso Gurrieri, pp. 1018, € 25, 2019, Edizioni Clichy), Régis Jauffret esplora il campionario umano attraverso un costante rinnovamento della rappresentazione del mondo fisico contemporaneo e della realtà sensibile, mettendo in scena atti brevi in cui rendere il dolore attraverso il paradosso, l’assurdo, il caricaturale. Definito un’opera-monstre, tradotto in dodici lingue e insignito del Prix Goncourt del racconto, Microfictions rappresenta l’esito più alto di un percorso d’indagine sull’umano intrapreso già nelle prime opere, dall’esordio nel 1985 con Seule au milieu d’elle, sino al primo successo con l’uscita nel 1998, di Histoire d’amour, e a narrazioni insignite di riconoscimenti significativi come il Prix Décembre per Univers, univers o il Prix Fémina per Asiles de fous, che avrebbero consacrato Jauffret come uno degli esponenti di maggior rilievo della letteratura francese contemporanea.

Flash fiction: un vizio francese

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Questo pezzo è uscito su Doppiozero. (L’immagine è di Vincent Bousserez)

di Federico Iarlori

Beato chi ha il dono della sintesi. Soprattutto se – come accade oggi – allo spazio illimitato del web fa eco un radicale ridimensionamento del tempo che ciascuno di noi ha a disposizione. La visibilità è oramai diventato un valore indispensabile per l’esistenza stessa di un prodotto culturale e – i giornalisti lo sanno bene – internet ha imposto delle nuove e implacabili regole formali: conquistare un lettore in più, anche solo strappare un retweet o un click di un utente sul proprio contenuto, comporta come minimo reattività, brevità, senso dell’incipit e, perché no, una buona dose d’ironia. E se anche gli scrittori seguissero l’esempio?