Remo Remotti, genio e disciplina

Remo Remotti (foto Ilaria Scarpa)

Ancora in ricordo di Remo Remotti, ripubblichiamo una delle sue ultime interviste, concessa a Graziano Graziani e uscita originariamente su Paese Sera. (Foto di Ilaria Scarpa)

Nell’immaginario collettivo Remo Remotti c’è entrato in molti modi. Come Siro Siri, l’istrionico vicino di casa di Nanni Moretti in «Bianca», o come l’autore di “Roma Addio”, geniale invettiva sulla Roma anni Cinquanta. Classe 1924, sulla soglia dei novant’anni Remotti si esibisce ancora in vari locali di Roma, come il Beba do Samba di San Lorenzo, e un pubblico di affezionati anche giovanissimi lo segue con affetto. L’anno scorso ha pubblicato una compilation – «Remo!» – che raccoglie i suoi recital più famosi e quattro brani inediti. Noi lo abbiamo incontrato nella sua casa di Roma, vicino piazza Bologna, piena fino all’inverosimile dei suoi quadri e dei dipinti di amici e colleghi pittori.

Il ladro di marmellata. In memoria di Remo Remotti

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Remo Remotti, poeta, drammaturgo, artista, se ne è andato ieri, a 90 anni. Lo ricordiamo con un pezzo scritto qualche tempo fa da Stefano Ciavatta per Orwell.

Il filosofo Sergio Citti non c’è più, Franco l’Accattone se la passa male, Califano sorride alla vecchiaia impietosa. Victor Cavallo se n’è andato dodici anni fa. Dura la vita per gli eccentrici, i marginali, i reucci della capitale. Solo il dandy Valentino Zeichen resiste nella sua casa di Borghetto Flaminio. Ci sarebbe poi anche Remo Remotti, pittore, attore, urlatore, nevrotico patentato. Iacobelli ripubblica la sua biografia, la più celebre, uno dei tanti tentativi del “matto di successo” di fare un bilancio esistenziale. L’edizione del 1984 di “Ho rubato la marmellata” (256 pgg., 16 euro) porta in dedica a una tale Francesca il numero di casa dell’autore e la sua più totale disponibilità a ricevere la chiamata “qualsiasi ora, per te”.