Zeromood

1zero

di Teresa Capello

Il 4 ottobre 2019 è uscito Zero il Folle, il nuovo lavoro di Renato Fiacchini, Zero in arte, inediti pubblicati con quattro copertine diverse l’una dall’altra per il look dell’artista – colore dell’abito, forma e colore del copricapo. Si tratta di un’opera realizzata a Londra con la produzione e gli arrangiamenti di Trevor Horn (che ha lavorato con Paul Mc Cartney, Rod Stewart e Robbie Williams) nella quale è evidente l’intenzione di rinnovamento – una costante programmatica nell’evoluzione artistica di Zero – ma soprattutto da cui sembra affiorare un’altra intenzione, quella di rileggere un’intera carriera, cosa che – bene o male – stanno facendo, in modi diversi, alcuni grandi autori italiani, come Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Claudio Baglioni, Edoardo Bennato e molti altri… tutti Big che vissero nei tardi anni Settanta l’apice della loro popolarità ed hanno saputo tenere viva, in un modo o nell’altro, la fiamma della loro Musa personale, proprio mentre si avviano a compiere, anno più anno meno, i settant’anni circa in pieno live: la tournée di Renato Zero segna il sold out in molte date, prima dell’uscita dell’opera.

Le stelle mancanti di Loredana Bertè

bertè

Questa intervista è uscita su La lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

Loredana Bertè torna con un nuovo singolo scritto da Luciano Ligabue Amici non ne ho… ma amiche sì, titolo anche del disco in uscita a gennaio. Intanto ha da poco pubblicato la straordinaria autobiografia scritta con Malcom Pagani: Traslocando (Rizzoli) dove racconta la sua vita che no, non spiega come si diventa Loredana Bertè, come nessuno può spiegare come si diventa Marilyn Monroe, Janis Joplin, Jimmy Hendrix. Nascita, arte e vita che coincidono, destino forse, o forse no, nemmeno l’infanzia buia che accomuna molti di questi miti pop. “La nostra infanzia è fatta di tutte stelle mancanti” dice Loredana, riferendosi a se stessa e a Mimì, la sorella.

Mai un regalo?

Il Padre e La Madre erano due statali, prendevano lo stipendio il 27, noi siamo nate il 20.

Raccontare gli universitari senza reticenze: “Fino a qui tutto bene” di Roan Johnson

02-fino-a-qui-tutto-bene

di Valerio Valentini

«Ma devi per forza chiamarlo ultimo? Non ce la fai proprio a dire quinto? Non senti come suona già molto meno angosciante?».

Seduto al tavolino del bar, subisco in silenzio il rimprovero della mia compagna di università. La discussione, rimasta amabile finché si è mantenuta sul vago («Ma perché ti ostini a prendere il caffè senza zucchero?», «Devi assolutamente vedere l’ultimo video dei The Jackal con Malika Ayane»), s’è avariata d’improvviso, non appena ci siamo ritrovati a contare gli esami rimasti prima della tesi. Quando poi, incautamente, le ho chiesto se avesse deciso cosa fare, alla fine dell’ultimo anno, lei ha tirato indietro la testa, stizzita, s’è calata gli occhiali da sole sul viso. Ed è sbottata.

Lettere rubate: Francesco De Gregori

facebook_-1588431142

Questo pezzo è uscito sul Foglio.
di Annalena Benini

Guarda che non sono io
Quello che stai cercando
Quello che conosce il tempo,
e che ti spiega il mondo
Quello che ti perdona e ti capisce
Quello che non ti frega e che non ti tradisce

Francesco De Gregori, “Guarda che non sono io”

C’è una sequenza fotografica bellissima, dal backstage di “Banana Republic”, era il 1979: Francesco De Gregori a torso nudo, con una bottiglia di birra in mano, e davanti a lui Francesca, sua moglie, con una camicetta a righe e i capelli sciolti. Sono due ragazzi, e lei gli sta dicendo qualcosa, forse è arrabbiata, lui si tocca il naso, lei continua a parlare, seria, poi lui la guarda e lei gli sorride. È un sorriso immenso, anche se piccolo, ha dentro l’amore, la musica, lei che crede in lui e lui che guarda lei, c’è la storia di un  bambino che al compleanno si faceva regalare sempre un’armonica a bocca, e poi di un ragazzo con la chitarra.