Su “L’albero e la vacca” di Adrian Bravi

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(Immagine: Rousseau il Doganiere, Il sogno.)

di Marino Magliani

Adrian Bravi scrive nella nostra  lingua dopo essere nato in Argentina, averci vissuto più di vent’anni e aver pubblicato il suo primo libro in castellano. Scrivere nel castigliano che si parla in Argentina significa farlo in una  lingua incredibile e imprendibile come un’anguilla, che parlano solo loro, dandosi, caso unico, del vos. E’ una lingua che possiede tutte le sfumature possibili per descrivere il flâneur, o, tanto per dire, tutte le gradazioni per qualificare il brocco, intenso come ronzino, e che racconta – scarseggiando da quelle parti le antichità storiche – i luoghi come fossero miti. Da qui la magica Buenos Aires di Borges e quella malinconica di Arlt e la Pampa estrema e gauchesca di Ricardo Güiraldes.