I sensi del design

Making Sense

Questo articolo è uscito sul numero 15 della rivista Multiverso, che ringraziamo (fonte immagine).

di Riccardo Falcinelli

Senso, in un’accezione esistenziale, sta per sensatezza. Della realtà, del mondo, come quando diciamo “non ha senso” o chiediamo “che senso ha?”. I filosofi parlano di “orizzonte di senso”, come se qualcosa che si trova lontanissimo fosse garante delle cose che abbiamo vicine. E non a caso, nelle immagini prospettiche e nelle fotografie, l’orizzonte è appunto la rappresentazione grafica dell’infinito. Interrogarsi sul senso sembrerebbe inevitabile per l’homo sapiens, conseguenza di una mente che è in grado di astrarre. Ci sono però quelli che stanno bene nel mondo così com’è, e quelli, più speculativi, che vogliono saperne di più. Il problema ontologico e quello metafisico riguardano il senso, ma le religioni tendono più spesso a istituzionalizzare, banalizzandolo. Del resto il ruolo della religione sembrerebbe più lenire che spiegare. E il design? La domanda non sembri una provocazione.

Come il mondo vero finì per diventare pixel

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Pubblichiamo la versione integrale di un articolo di Riccardo Falcinelli apparso su Pagina 99.

di Riccardo Falcinelli

Si leggono libri, si guardano film, si frequentano mostre, si osservano fotografie e ci si interessa di design. Mai, come nel mondo contemporaneo, la consuetudine con le forme artistiche, espressive o di intrattenimento è stata a portata di mano. E di certo insieme a tutto questo si passa molto tempo a interagire col computer. Possiamo anzi dire che oggi la maggior parte delle esperienze – anche quelle estetiche – sono filtrate in qualche maniera, magari piccola o parziale, da uno schermo.

Si leggono libri, dicevamo: ma spesso li si è conosciuti prima di leggerli tramite la recensione di un blogger, o li si è acquistati online, così che quando quel libro ci arriva a casa (se lo abbiamo scelto di carta) abbiamo in mano l’esemplare di qualcosa già visto su amazon tramite una copertina piccola come un francobollo.

Fine Impero

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Pubblichiamo un racconto inedito che Giuseppe Genna ha scritto per Twitter ispirandosi al suo nuovo romanzo Fine Impero. Domenica Giuseppe Genna sarà ospite della Grande invasione per partecipare all’incontro Leggere in presente insieme a Fabrizio Gifuni e Christian Raimo. (Immagine: bozzetti di Riccardo Falcinelli per Fine Impero.)

di Giuseppe Genna

Questo è dedicato a @tommasopincio.

Molte persone nella nebbia dell’inverno, carica di incenso, fuori del cerchio della città vanno, guidate da due orfani al contrario.

Suole su ghiaia: un corteo funebre, il padre con la piccola bara bianca, dentro dondola il cadaverino, la madre è una statua. È sepolta.

Se il nostro sguardo è sempre culturale

“Mi piace guardare”, dice Chance Giardiniere in Oltre il giardino, quasi consapevole della densità interna a un’azione talmente radicata in ognuno di noi da non riuscire più a essere percepita neppure come un’azione vera e propria bensì come una specie di intelaiatura originaria, l’endoscheletro sul quale si fonda il nostro stare al mondo.

La cantatrice calva secondo Massin

di Riccardo Falcinelli Il testo teatrale patisce spesso, nei luoghi comuni, la triste sorte di esser considerato inerte finché la magia del palcoscenico non gli dà vita. Il testo è sentito come semplice canovaccio: uno spunto da vivificare con l’evento performativo. Oppure è considerato «letteratura», il che, forse, è anche peggio. Il grande colpevole è […]