Wagner nipote di Rameau

wagner

di Dario Borso

Mentre si è smorzata l’onda lunga (oltreché densa di detriti nazi) degli heideggeriani  Quaderni neri,  sta salendo un cavallone wagneriano, originatosi a inizio decennio dai peana congiunti di Zizek & Badiou e ingigantitosi col bicentenario della nascita anno 2013 grazie ai contributi di numerosi storici.

Netta la posizione dei due filosofi: l’uomo Wagner si macchiò di antisemitismo, ma la macchia non sfiorò minimamente l’opera (music & lyrics), che anzi preluderebbe a un comunismo più attuale di quello marxiano. Gli storici invece si concentrano sull’uomo, anche in Italia dove per i tipi di Mimesis Il giudaismo nella musica è uscito a cura di Leonardo Distaso.

Ribaltare i luoghi comuni. I “saggi sparsi” di Leonardo Sciascia

sciascia

Questo pezzo è uscito sul Venerdì: ringraziamo l’autore e la testata (fonte immagine).

di Piero Melati

Zolfo. Piombo. Inchiostro. Di queste tre elementi è fatta l’immaginaria città di Regalpetra. Del primo elemento, scrive Leonardo Sciascia nel 1975, a proposito della sua nativa Racalmuto: «Tutto ne era circonfuso, imbevuto, segnato». L’aria, l’acqua, le strade: «Scricchiolava vetrino sotto i piedi». Ci si friggeva anche il pesce, nello zolfo. Per circa due secoli la Sicilia ne ebbe il monopolio. Era il petrolio dell’epoca. Nel 1834 l’isola contava 196 miniere. Per oltre un secolo, ci morivano i carusi. A salvarli, più che la legge, fu l’avvento dell’energia elettrica.

I fantasmi di James O’Barr

barr

Questa intervista è uscita su Repubblica Sera, che ringraziamo.

Come fumetto underground resta il più venduto di tutti i tempi, come film è un cult, e James O’Barr, meglio noto come “l’autore di Il corvo”, ancora oggi deve fare i conti con quella sua creatura. E il problema è che non può ricordarla con serenità: la storia di Eric e dell’amata Shelly, della loro morte violenta e del ritorno di Eric dall’aldilà con il corvo per vendicarsi, nasce infatti da un’esperienza personale, la morte di una ragazza investita da un ubriaco mentre prendeva la macchina per raggiungere il suo fidanzato: O’Barr, appunto. Un evento che gli scatena rabbia, senso di colpa, e quando tutti i “se non avessi…” gli esplodono in testa decide di lasciare Detroit, arruolarsi nei marines e approdare a Berlino, una città isolata perfetta per un uomo che si sente isolato. Siamo nel 1980, un anno dopo vedono la luce alcune tavole piene di ombre e odio, quasi uno sfogo. Quando poi O’Barr scopre la storia vera di due fidanzati uccisi per un anello da pochi dollari, da quelle tavole nasce la storia di una vendetta «nel nome di un grande amore». È Il corvo. Ma dovrà aspettare il 1988, e molti rifiuti, prima di vederlo pubblicato, e il 1994 per vederlo interpretato da Brandon Lee.

Grand Ludwig Hotel

castellobaviera

Questo pezzo è uscito sul Foglio.

Je suis Charlie? Mah. Piuttosto, Ich bin Ludwig, dunque via, via dall’Europa reale sanguinolenta delle islamofobie e islamofilie, e invece ecco innocenti evasioni in un’Europa regale e felix, sulle tracce del monarca più scapricciato e keynesiano che il vecchio continente abbia mai prodotto, Ludwig II di Baviera. Si parte col nostro Corano d’elezione, “Fratelli d’Italia” di Alberto Arbasino, in ultima edizione Adelphi con peso da bagaglio a mano, manuale di successo per ragazzi anni Sessanta, e fondamentale Baedeker e Tripadvisor per gite fuori porta.

Eccoci dunque all’aeroporto Strauss di Monaco, dove accoglie un alcolico Riesling Bar intitolato al principe cancelliere Metternich; e poi in autostrada, superando a sinistra l’Allianz Arena, il nuovo stadio della coppia Herzog-De Meuron che sembra un borsone Chanel capottato oppure un copertone di camion rovesciato, come se ne trovano tra i guard rail: seguendo scrupolosamente l’itinerario arbasiniano tra questi famosi castelli di Ludwig (1845-1886), si parte da Herrenchiemsee, una Versailles neanche tanto in miniatura su un lago nerissimo, mai abitata dal re amante del cemento e del laterizio al chiaro di luna; qui, si sale al piccolo villaggio di Prien su un battello Josef con poltroncine e tappezzerie verde tabacco dello stesso colore delle campagne tedesche che si sono attraversate; attraverso vetratine lucidissime del piroscafo, con effetto Hopper, si vedono dentro coppie di anziani con canetti che mangiano piccoli bratwurst e pretzl, seduti su divanetti di chintz rossi decorati a piccole casine e ancorette, tipo Naj Oleari negli anni Ottanta.

L’ultimo discorso di Thomas Mann

foto-6

di Ubaldo Villani-Lubelli

Un congedo imprevisto dal proprio Paese. Il discorso Dolore e grandezza di Richard Wagner che Thomas Mann tenne il 10 febbraio del 1933 all’Università di Monaco fu l’ultima apparizione del grande scrittore tedesco in Germania prima dell’esilio. Nei giorni successivi all’incontro di Monaco, tenutosi in occasione del cinquantenario della morte di Wagner, Mann si recò ad Amsterdam, Bruxelles e Parigi per ripetere la stessa conferenza.

Nel frattempo gli eventi politici in Germania precipitarono. Già il 30 gennaio Hitler aveva giurato come Cancelliere. Ma l’evento che cambiò radicalmente gli equilibri fu l’incendio del Reichstag del 27 febbraio a cui seguironoil decreto che sospese molti diritti civili fondamentali, le libertà personali e d’espressione garantiti dalla costituzione della Repubblica di Weimar (1919) e, successivamente,il decreto dei pieni poteri (24 marzo) dopo che il 5 marzo Hitler aveva vinto le elezioni politiche. A quel punto il leader nazionalsocialista aveva instaurato la sua dittatura.