Blade Runner 2049: Casa ricordi

Blade Runner 2049

di Rosario Sparti

“We look at the world once in childhood.
The restismemory.”
Louise Glück

Piove. Io e mia madre ci stiamo tenendo per mano. Scendiamo una scalinata che porta verso il centro storico di una città dell’ex Jugoslavia; precipitosamente stiamo cercando di tornare al nostro albergo. Un’anziana signora ci osserva affacciata a un balcone, poi tutto di un tratto appare davanti a noi e offre il suo ombrello per ripararci dalla pioggia. Mia madre accetta di buon grado. Sta piovendo intensamente, una pioggia talmente fitta da rendere invisibile ciò che ci circonda. Eppure, scalino dopo scalino, continuiamo a scendere. La scalinata sembra infinita ma siamo contenti: ci guardiamo negli occhi e sorridiamo.

Guardiola e Mourinho, i duellanti

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Come da tradizione, il campionato inglese disputerà quest’oggi un intero turno di campionato nel giorno del Boxing Day. Di seguito un’intervista a Paolo Condò sul suo libro I Duellanti, protagonisti Pep Guardiola e José Mourinho, attualmente allenatori di Manchester City e Manchester United. Il pezzo è uscito sul Mucchio, che ringraziamo (fonte immagine).

Gabriel Feraud e Armand D’Hubert danno di spada in una sfida diventata leggendaria per il cinema, I Duellanti, il primo lungometraggio di Ridley Scott. José Mourinho, portoghese, e Pep Guardiola, spagnolo, o meglio catalano, non usano lame, ma l’ossessione celata dietro il loro rincorrersi ricorda davvero quella portata in scena da Harvey Keitel e Keith Carradine.
Mou e Pep, lontanissimi per stile ma uniti da un carisma debordante, si sono incrociati negli ultimi dieci anni sedendo su diverse panchine, battagliando attraverso l’Europa come due paladini. Paolo Condò, opinionista di Sky, firma storica della Gazzetta dello sport, si è addentrato nel fitto di questo duello, soffermandosi su pochi giorni nella primavera del 2011, quando i due sono rispettivamente sulle panchine di Real Madrid e Barcelona.

Nel libro scrivi che Guardiola è un fabbricante di universi. Cosa c’è di speciale nel suo modo di intendere il calcio?

Nella mia carriera ho incontrato diversi tecnici che attuano il loro calcio in senso pragmatico o secondo canoni estetici, e ho scelto Mourinho e Guardiola come simboli universali di queste visioni. Guardiola è un costruttore di squadre che vogliono vincere in una maniera molto precisa, mentre Mourinho vuole vincere e basta; Guardiola discende dalla scuola olandese-catalana, da quel maestro che è stato Cruijff. Non si accontenta dei tre punti: vuole che arrivino in una certa maniera.

I doveri di uno scrittore: intervista a Don Winslow

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Questo articolo è uscito sul Mucchio, che ringraziamo.

di Angelo Murtas

Don Winslow si è conquistato un posto tra i grandi della letteratura poliziesca. In due dei suoi libri in particolare, Il potere del cane e Il cartello (entrambi pubblicati da Einaudi Stile Libero), affronta l’intricato mondo dei cartelli della droga messicani. Sono due opere imponenti sempre in bilico tra fiction e non fiction che solcano il baratro dell’impotenza del mondo nel suo regno dei morti.

L’allucinazione non è una faccenda privata. L'”Esegesi” di Philip K. Dick

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Questo articolo è uscito su Repubblica, che ringraziamo.

“Bisogna superare la falsa idea che un’allucinazione sia una faccenda privata”.

Il 20 febbraio del 1974, lo scrittore Philip K. Dick, dopo quattro matrimoni falliti, la pubblicazione di una trentina di opere che lo consacreranno presto come un maestro della letteratura nord americana, e un consumo di droghe non quantificabile, si recò in un centro odontoiatrico per farsi estrarre due denti del giudizio. Qualcosa non funzionò con l’anestesia a base di sodio penthotal che il dentista gli aveva praticato, perché già nel pomeriggio Dick era in preda a dolori lancinanti. Così Tessa (la sua quinta moglie) telefonò al dentista per un analgesico.

«The Walk» e «Spectre»: la libertà in bilico sul filo

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Questo articolo è uscito sulla Gazzetta del Mezzogiorno, che ringraziamo.

Leggenda vuole che il padre dei fratelli Lumière giudicasse « u n’invenzione senza futuro» il cinematografo appena concepito nel 1895 a Parigi. Non è andata proprio così, il che oltretutto la dice lunga sulla perspicacia dei genitori. Non v’è dubbio infatti che il cinema sia un simulacro della macchina del tempo, ovvero quanto di più vicino si possa immaginare al sogno dell’uomo di viaggiare in epoche diverse, che si tratti di risuscitare gli spiriti del passato o di costruire un futuro allettante. Ogni tanto alcuni film giungono a ribadire questa valenza onirica eppure profondamente «realistica» del Cinema. Non sono sempre film d’autore, magari di quelli – prediletti da Woody Allen – che contengono la parola «morte» nel titolo. Anzi, spesso la resistenza immaginifica al presente «immutabile» o la scorribanda fra utopie e distopie si annida in prodotti spettacolari di massa.

Per fare gli esistenzialisti tocca andare su Marte

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Immagine: una scena di Moon di Duncan Jones)

di Fabio Deotto

Per trovare te stesso devi andare su Marte, e rimanerci. Possibilmente da solo. È la lezione che cerca di trasmettere L’Uomo di Marte (Newton Compton, 2014), opera di debutto di Andy Weir, astronauta mancato, programmatore riuscito, autore emergente nonché nerd d’antologia. Il romanzo racconta la storia fin troppo verosimile di Mark Watney, un astronauta che, mentre è in missione sul pianeta rosso, viene travolto da una tempesta di sabbia, creduto morto dai compagni e perciò abbandonato sulla crosta marziana come un moderno Robinson Crusoe in tuta pressurizzata.

Cosa sta accadendo in Messico? Intervista a Anabel Hernández

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di Francesco Musolino Dal 2006 sono stati uccisi 56 reporter in Messico. Recentemente è esploso il caso dei 43 studenti trucidati e poi dati alle fiamme, si sospetta su mandato del sindaco di Iguala. Che cosa sta accadendo in Messico? Ridley Scott lo ha raccontato come una terra in mano a uomini spietati in “The […]

Il sentimento Ciudad Juárez

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

Ciudad Juárez è una città dello stato messicano del Chihuahua, a meno di un chilometro dalla frontiera con gli Stati Uniti. La cosa più famosa di Ciudad Juárez è il femminicidio. Nel 1993 è stato denunciato il primo omicidio di una donna, da lì in avanti un crescendo che ha portato il numero di donne ammazzate a circa quattrocento. Lo stato confusionale in cui si muove la giustizia a Ciudad Juárez fa sì che a oggi sia impossibile individuare gli assassini, e che sia impossibile evitare che la strage vada avanti, impunita e quasi leggendaria. Leggendario non è aggettivo politicamente corretto per descrivere un femminicidio, eppure rende perfettamente lo stato delle cose laddove sono più la letteratura, il cinema e la musica a denunciare i crimini commessi che la stampa locale e internazionale.

Il cinema di Michael Mann

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Si è conclusa ieri l’edizione numero sessantanove della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Quest’anno il ruolo di presidente di giuria è stato affidato a Michael Mann. Pubblichiamo un estratto da «L’occhio del regista. 25 lezioni di maestri del cinema contemporaneo», a cura di Laurent Tirard. Traduzione di Paola Biggio.

Michael Mann
Chicago (Illinois), 1943

Ci è voluto molto tempo a Michael Mann perché il suo valore di cineasta venisse riconosciuto. Fino all’inizio degli anni Novanta, si guardava a lui principalmente come a un regista di serie b, con una notevole capacità di creare delle atmosfere. E anche se può apparire strano che alla fine sia stato notato con un film come L’ultimo dei mohicani, probabilmente è stato perché quell’imponente progetto romanzesco gli ha permesso di provare il suo eccezionale talento di narratore. Talento che ha confermato in seguito con Heat – La sfida e Insider – Dietro la verità, incontestabilmente due dei film più straordinari degli ultimi vent’anni.