(Pro)Fumo negli occhi

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Ospitiamo un intervento di Elisabetta Marino, insegnante di Palermo, uscito su La tecnica della scuola.

di Elisabetta Marino

Non c’è Governo che abbia perso l’occasione di intervenire sulla scuola pubblica, considerata, insieme alla sanità, il bacino naturale a cui attingere risorse in tempi di crisi economica: la disinvoltura con cui viene realizzata quest’operazione dà la misura della scarsa considerazione in cui è tenuta l’istruzione in Italia. Il disegno è chiaro ormai da tempo: smantellare la scuola pubblica con tutti i mezzi possibili, avendo l’accortezza di dissimulare questa intenzione con proclami demagogici che, in tempi di disinformazione e assopimento dello spirito critico, incontrano l’adesione fiduciosa dei più.

La versione di Barnaby

In questi giorni di manifestazioni di piazza sta venendo fuori una generazioni di ragazzi molto più consapevoli di quella che le nostre classi dirigenti si immaginano. Mentre il capo del governo li invita a studiare e mentre la letteratura diventa sempre di più una materia opzionale i ragazzi italiani adottano una nuova forma di protesta che vede proprio nella letteratura un loro riferimento centrale (i book block).

L’animale della nostalgia

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Questo pezzo è uscito negli ultimi giorni di agosto su Repubblica Palermo e commenta una vicenda estiva sostanzialmente grottesca, i periodici avvistamenti da parte di diversi palermitani di una presunta pantera; alla fine, dopo avere ipotizzato che le pantere fossero due, prima che si arrivasse alle battute di caccia, si è deciso che la pantera è un gatto un po’ grosso. Al di là della cronaca, sembra evidente il bisogno di percepire, in un ambiente antropizzato e domestico, qualcosa di selvatico.

La pantera, all’inizio degli anni Novanta, fu l’emblema della protesta studentesca.