Gilles Deleuze spiegato (d)a mia nipote

Ada 2

“Dunque, mi è successo quello che è successo in molte famiglie”, raccontava il filosofo Gilles Deleuze, “non avevo animali e un giorno uno dei bambini è venuto da me, con un gatto che non era più grande della sua manina. Eravamo in campagna. Lo aveva trovato in un pagliaio, credo. Da quel momento fatale ho sempre avuto un gatto in casa”. Poco prima di uccidersi, nel 1995, dopo una lunga malattia, Deleuze aveva scelto di partecipare ad un insolito progetto editoriale, ‘L’uccello filosofia’, un piccolo libro per bambini pubblicato in Italia nel 2010 (Edizioni Junior, euro 9,80). I disegni sono firmati da Jacqueline Duhême, artista cresciuta nell’atelier di Henry Matisse, già autrice di un reportage a disegni sul viaggio di Stato che, nel 1962, accompagnò JFK, e sua moglie Jacqueline, a Parigi, Nuova Dehli, Roma e Karachi. Le 39 tavole di Duhême sono portatrici di una grazia, di un sentimento liberatorio di felicità, di una contagiosa leggerezza. Per esempio la figura scelta per la copertina con cui, nel clima pittorico di un’annunciazione, viene ritratto l’abbraccio a distanza tra un bambino e l’uccello filosofia. Le illustrazioni di Duhême sembrano far luce, grazie alla leva fantastica e irrazionale delle immagini, sul significato delle pagine, spesso oscure, di Deleuze.