Discorsi sul metodo – 21: Mathias Énard

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Mathias Énard è nato a Niort nel 1972. Il suo ultimo libro uscito in Italia è Bussola (E/O 2016) * * * Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura? Sei ore, dalla mattina presto. Se posso comincio verso le sei e vado avanti fino alle dodici, a volte […]

I difetti fondamentali – intervista a Luca Ricci

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È appena uscito il tuo nuovo libro I difetti fondamentali. Non solo un libro di racconti con una major, nel 2017, ma addirittura un libro di racconti sugli scrittori. Come hai fatto a convincere Rizzoli?

Nell’autunno 2015 si è svolto un pranzo di lavoro a Milano, tra me e due figuri che si sono qualificati come Michele Rossi (responsabile narrativa italiana Rizzoli) e Stefano Izzo (editor narrativa italiana Rizzoli). Di lavorare insieme a un «libro di racconti»- espressione che è l’equivalente culturale di «Frau Blücher» in Frankenstein Junior, insomma fa imbizzarrire gli editori- me l’hanno proposto loro. Io sulle prime ho pensato a uno scherzo, poi invece mi è arrivato addirittura un contratto. Le questioni tra editore e scrittore sono storie d’amore, e Rizzoli ha saputo corteggiarmi, non c’è dubbio.

Cerco editore per non scrivere – Un’intervista a Aldo Busi

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Ringraziamo La Lettura del Corriere della Sera per averci consentito di mettere on line quest’intervista di Cristina Taglietti a Aldo Busi uscita domenica 26 gennaio.

Segnaliamo anche con piacere il sito internet Altriabusi, curato da un gruppo di lettori di Aldo Busi allo scopo di divulgarne l’opera.

La casa di Aldo Busi a Montichiari è a ridosso di un vecchio mulino. È un’antica costruzione del Seicento su tre piani. Fuori l’intonaco è color glicine, dentro il rosa e il bianco dei muri incorniciano opere di artisti contemporanei che lo scrittore ha scelto per le copertine dei suoi libri. «Questa casa è tabù, scannatoio sessuale non lo è mai stata neppure vent’anni fa, qui io scrivo… scrivevo… e basta, non ci viene nessuno e nessuno può entrarci, a parte un mio amico d’infanzia che conosco da quando avevamo 8 anni. Bellissimo e selvaggio, nella vita ha fatto marchette, il mantenuto di anziane prostitute, il carcerato, da ex drogato è sieropositivo da un quarto di secolo, ed è sopravvissuto persino a Berlusconi. Proprio ieri è venuto a dirmi che ha un cancro con la leggerezza con cui mi avrebbe comunicato che gli è spuntato il primo prezzemolo nel vaso in terrazza.

Sempre sulla cinquina #2 Gianrico Carofiglio, “Il silenzio dell’onda”

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Fa fatica pensare di uno scrittore – che viene considerato uno scrittore tale da poterlo candidare allo Strega e con cui ho rapporti anche amichevoli – che invece sia un non-scrittore, o almeno uno scrittore di non-letteratura. Però poi uno si scontra con il fatto abbastanza incontrovertibile che Il silenzio dell’onda di Gianrico Carofiglio è un libro sostanzialmente brutto, o talmente mal riuscito da essere brutto. Non perché costruito male, o quantomeno non perché costruito così male, ma perché scritto proprio male.

Abbandonato il genere e gli scritti d’occasione (il Contromano Laterza su Bari, il saggio sempre Rizzoli sulla Manomissione delle parole), Carofiglio confeziona un testo superintimista, esiguamente narrativo, che ha l’ambizione di descrivere i grandi cambiamenti dell’anima con molte parole lapidarie e piccoli spostamenti dei corpi, ma che pagina dopo pagina cicca quasi completamente le sue ambizioni letterarie.