Il nostro bisogno di utopia

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Pubblichiamo un pezzo di Giorgio Fontana uscito su Orwell. (Immagine: Robert and Shana ParkeHarrison.)

di Giorgio Fontana

Nell’ultimo anno, usciti dal caos teatrale del governo Berlusconi e quantomeno fino alle ultime urla di Beppe Grillo, abbiamo visto nascere una critica serrata al populismo, nel nome di una maggiore sobrietà. E questo è senz’altro condivisibile. Il rischio però è di spazzare via anche la necessità di un utopismo sano e ragionevole: la scelta non può ridursi all’imbonimento (o alla menzogna) da un lato, e alla piatta obbedienza al “reale” dall’altro.

Pensate solo a locuzioni come “ce lo chiede l’Europa” o “le esigenze dei mercati”: nel giro di qualche mese sono diventate dispositivi per disinnescare un’intera fetta di riflessione pubblica. Il canone di sobrietà imposto dal governo Monti, in un certo senso, è stato anche un comodo alibi per evitare qualunque discorso di carattere anche vagamente utopico o rivolto a immaginare un futuro più in là di quello prossimo tanto da appiattirsi sulla salvaguardia del solo presente. Conta l’oggi, al limite il domani, mai il dopodomani: vedi anche alla voce “generazione perduta”. E se per Monti questo è lo scopo del suo mandato, è terribile vedere come tale deserto si sia esteso ovunque (a sinistra in particolare).