Scaricando la mia biblioteca

Keen Readers

(Immagine: Holland Park Library, Londra, 1940.)

di Diego Bertelli

Nel 1931 un trasloco fornì a Walter Benjamin l’occasione per un breve scritto intitolato Ich packe meine Bibliothek aus. Eine Rede über das Sammeln (Spacchettando la mia bilioteca. Un Discorso sul collezionare). Si tratta di un brano che invita il lettore a condividere «lo stato d’animo, niente affatto elegiaco, teso e ansioso piuttosto» che i libri «suscitano in un autentico collezionista»; l’apertura della scatole contenenti i volumi, la gioia segreta di un ritrovamento, «la lieve noia dell’ordine» che a breve seguirà: sono tutte sensazioni rivelatrici di un legame più che mai intimo tra il soggetto e l’oggetto in questione.

Benjamin non lo nasconde: una riflessione sul collezionismo è, prima di tutto, autobiografia; anzi, l’«esame delle diverse modalità di acquisizione dei libri» diviene il solo modo di razionalizzare le emozioni e fa da «argine contro la piena dei ricordi che si riversa su qualsiasi collezionista quando si occupi dei suoi tesori». Da un tale atteggiamento «teso e ansioso» emerge allora un piacere assimilabile a quello di un erotismo sottile, palpitante, che coinvolge l’esistenza del collezionista e indulge a «un rapporto oltremodo enigmatico con la proprietà». Che si tratti di un corpo o di un libro, l’oggetto di un vero desiderio rimane oscuro e incomprensibile a colui che tenta di esercitare un controllo su di esso.

Una carezza vi distruggerà

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Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: Sam Taylor-Wood, Selfportrait Suspended.)

Un’ascia da pugno preistorica; l’etichetta dei sandali del re egizio Den; la tavoletta scrittoria in argilla ritrovata a Ninive o le immagini di demoni sulle stoffe peruviane del 300 a.C.; un sontuoso Galeone meccanico fabbricato nel 1585; il tamburo trasportato clandestinamente dall’Africa alla Virginia nella prima metà del 1700, simbolo della tratta degli schiavi e della nascita della musica afroamericana; il cronometro della Beagle, primo orologio capace di funzionare anche se sottoposto al rollio della nave; la lampada solare/accumulatore di energia (di produzione cinese) che potrebbe cambiare la vita di un miliardo e seicento milioni di persone. Sono alcuni dei cento oggetti attraverso cui Neil MacGregor, il direttore del British Museum, ha cercato di raccontare la storia dell’umanità in un libro (La storia del mondo in cento oggetti, Adelphi) che sarebbe piaciuto molto al Calvino di Collezione di sabbia, dove si elogiava “l’oscura smania che spinge a trasformare il tempo in una serie di oggetti salvati dalla dispersione”.