Roberto Alajmo: abbandono, perdita e liberazione Nell’estate del 78

tempo, memoria

L’estate del 1978 è per Roberto Alajmo quella della maturità, quella delle giornate lunghe passate a Mondello a studiare con gli amici in preparazione degli esami, ma è anche il momento in cui sua madre decide di abbandonarlo, lasciando la casa di famiglia per poi andarsene definitivamente soltanto pochi mesi dopo. L’estate del ’78 (Sellerio) […]

Uno bravo con la polvere

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Questo pezzo è uscito sul Post. (Immagine: Jon Rafman, BNPJ: Delaunay Reading Room.)

di Mario Fillioley

Roberto Alajmo deve avere un malo carattere. Me ne sono accorto una volta che ero dentro al cinema Aurora e guardavo un documentario sulla gestualità dei siciliani. Sulle poltrone accanto alla mia c’era tutta questa gente che rideva e si compiaceva per come venivamo fuori da quel film, e vabbe’, pure io ridevo. Mi specchiavo dentro a uno schermo che come un parrino mi assolveva da tutti i miei difetti, e anzi mi diceva che non c’era manco bisogno di confessarmi, perché tanto erano difetti simpatici, stavano a significare calore, ospitalità, estroversione, e tutta una serie di minchiate che si presume sempre siano caratteristica precipua dei siciliani. O forse di tutti gli isolani. O forse, ancora più in generale, di chiunque viva in condizioni di palese arretratezza e che per tanto si suppone ancora in contatto con valori primitivi, legati a un mondo quasi estinto, sopravvissuto solo in località remote, come appunto la Sicilia.