Intervista a Rodrigo Fresán, l’ultimo romantico tra Roberto Bolaño e Nicola Di Bari

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Pubblichiamo un’intervista uscita originariamente su Altri Animali, che ringraziamo. (fonte immagine)

di Marco De Laurentis

Per parlare di Rodrigo Fresán è quasi inevitabile chiamare in causa lo spirito di Roberto Bolaño. Uno dei meriti collaterali dello scrittore cileno è stato quello di aver recuperato o addirittura introdotto alle nostre latitudini alcuni grandi scrittori latinoamericani poco o nulla conosciuti in buona parte del cosiddetto Occidente (si vedano Parra, Saccomanno, Lemebel, Pron, Alan Pauls, solo per citarne alcuni). Rodrigo Fresán fa parte a pieno titolo di questo gruppo. I due, come è noto, erano legati da una profonda amicizia.

Argentino, classe 1963, Fresán ha avuto successo in patria nel 1991 grazie alla sua raccolta di racconti Historia argentina. Al contrario del suo amico cileno però, Fresán ha un carattere mite e sornione, non è stravagante né usa iperboli ma è sempre schietto, ogni sua risposta finisce con una battuta ironica ma mai amara. A differenza di Bolaño ama la letteratura nordamericana, ma come lui è un bibliomane incallito, sembra DAVVERO che abbia letto di tutto. Un lettore prima che uno scrittore.

Il Bolaño selvaggio

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È in libreria l’edizione aggiornata del Bolaño selvaggio, la raccolta di saggi sullo scrittore cileno uscita per Miraggi. Di seguito pubblichiamo l’introduzione di Alessandro Raveggi, ringraziando editore e autore.

di Alessandro Raveggi

«La vita, sicuramente, che ci mette sotto il naso i libri necessari solo quando sono assolutamente necessari», si legge ne Los sinsabores del verdadero policía. E io dico così: «Perché proprio Bolaño?» – me lo sono chiesto spesso. Nel 2002 vivevo a Granada in Andalusia, e in una libreria di fiducia, suggestiva e tutta accatastata, che si illuminava come un fuocherello speranzoso nel gelido inverno offerto dalla Sierra Nevada, trovai per caso, in mezzo ad altri mille libri e autori in spagnolo, quella che sarebbe divenuta una delle mie bibbie: Los detectives salvajes di tale Bolaño Roberto, un autore mai sentito prima – in Italia era in realtà uscito in molta sordina per Sellerio già dal 1997.

La biografia inventata. Bolaño attraverso Belano

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Festivaletteratura.it, che ringraziamo. di Marco Mongelli Arturo Belano è un’entità ricorrente dei romanzi e dei racconti dello scrittore cileno Roberto Bolaño, a volte solo come personaggio (Amuleto, I detective selvaggi), altre anche come voce narrante (Stella distante, 2666). Ma Arturo Belano è anche il nome che Roberto Bolaño si è dato nel proprio mondo […]

Ritrovare l’oggetto perduto: una conversazione con Fabrizio Gifuni

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di Nicola Lagioia Questa conversazione è uscita su La Repubblica, che ringraziamo. Fabrizio Gifuni è uno degli attori più interessanti in cui è possibile imbattersi oggi andando a teatro. Chi l’ha visto lavorare su Gadda e Pasolini, su Camus e Primo Levi, su Cortázar e Bolaño sa che questo cinquantatreenne romano con ascendenze siciliane e […]

“La dimensione oscura”: intervista a Nona Fernández

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di Francesco Fava

Nona Fernández (Santiago de Chile, 1971) è una delle voci imprescindibili dell’attuale letteratura ispanoamericana. A partire dal folgorante romanzo d’esordio, Mapocho (del 2002, meritoriamente proposto in italiano dalla casa editrice gran vía nel 2017), tutta la sua opera tesse e ritesse i fili – nascosti, recisi o rimossi; pubblici e insieme privati – che dal Cile odierno si tendono retrospettivamente verso gli anni della dittatura. Fernández torna ora a coltivare la propria personale ossessione letteraria nella sua ultima opera, magistrale: La dimensione oscura, pubblicato sempre da gran vía nella traduzione di Carlo Alberto Montalto.

Il sangue di Arca al VIVA Festival 2018

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Un racconto dell’esibizione del dj e producer Arca dalla seconda edizione del VIVA Festival, gemello pugliese del Club to Club di Torino. (Foto di Clarissa Ceci su concessione dell’organizzazione, che ringraziamo).

I cani romantici sulla strada di Roberto Bolaño

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In Chiamate telefoniche (Adelphi, traduzione di Barbara Bertoni), Roberto Bolaño apre il racconto dedicato a Enrique Vila-Matas così: «Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare veramente. Un poeta, invece, può sopportare di tutto. Siamo cresciuti con questa convinzione. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte.»; è una delle frasi di Bolaño a cui sono più affezionato, l’ho imparata a memoria, naturalmente, ma non è questo il motivo per cui ci sono affezionato, il motivo è un altro ed è più importante.

Quella foto di Patti Smith e Roberto Bolaño a teatro

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Quando qualche anno fa Patti Smith andò a casa dello scrittore cileno Roberto Bolaño a Blanes, nel Nord della Spagna, per fotografarne un oggetto, si guardò intorno e non trovò nessuna macchina da scrivere. Nel suo studio, in bella vista sulla scrivania, troneggiava un computer, oggetto assai poco evocativo e men che meno fotogenico. Smith decise così di fotografare una sedia, la sedia di Bolaño, immortalata dalla rockstar in una polaroid.

Ricordando Roberto Bolaño

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Il 28 aprile 1953 nasceva a Santiago del Cile Roberto Bolaño, uno degli scrittori che amiamo di più. Lo ricordiamo con un brano tratto da Tre, pubblicato da Sur (La traduzione è di Ilide Carmignani). (Diceva Bolaño: “La mia poesia e la mia prosa sono due cugine che vanno d’accordo. La mia poesia è platonica, la mia prosa è aristotelica”). (fonte immagine)

di Roberto Bolaño

Scherza con te, ti accarezza. Una passeggiata solitaria nella piazza dei cinema. Al centro un’allegoria in bronzo. «La battaglia contro i francesi».

Trent’anni fa, il nuovo Roberto Bolaño

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Questo pezzo è uscito su Repubblica, che ringraziamo. (fonte immagine).

Benché sia morto nel 2003, Roberto Bolaño è fino ad ora il più grande innovatore del XXI secolo nel campo della letteratura d’invenzione. Romanzi come I detective selvaggi e 2666 hanno riaperto tutti i giochi che il postmoderno aveva portato a saturazione.