I cani romantici sulla strada di Roberto Bolaño

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In Chiamate telefoniche (Adelphi, traduzione di Barbara Bertoni), Roberto Bolaño apre il racconto dedicato a Enrique Vila-Matas così: «Un poeta può sopportare di tutto. Il che equivale a dire che un uomo può sopportare di tutto. Ma non è vero: sono poche le cose che un uomo può sopportare. Sopportare veramente. Un poeta, invece, può sopportare di tutto. Siamo cresciuti con questa convinzione. Il primo enunciato è vero, ma conduce alla rovina, alla follia, alla morte.»; è una delle frasi di Bolaño a cui sono più affezionato, l’ho imparata a memoria, naturalmente, ma non è questo il motivo per cui ci sono affezionato, il motivo è un altro ed è più importante.

Quella foto di Patti Smith e Roberto Bolaño a teatro

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Quando qualche anno fa Patti Smith andò a casa dello scrittore cileno Roberto Bolaño a Blanes, nel Nord della Spagna, per fotografarne un oggetto, si guardò intorno e non trovò nessuna macchina da scrivere. Nel suo studio, in bella vista sulla scrivania, troneggiava un computer, oggetto assai poco evocativo e men che meno fotogenico. Smith decise così di fotografare una sedia, la sedia di Bolaño, immortalata dalla rockstar in una polaroid.

Ricordando Roberto Bolaño

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Il 28 aprile 1953 nasceva a Santiago del Cile Roberto Bolaño, uno degli scrittori che amiamo di più. Lo ricordiamo con un brano tratto da Tre, pubblicato da Sur (La traduzione è di Ilide Carmignani). (Diceva Bolaño: “La mia poesia e la mia prosa sono due cugine che vanno d’accordo. La mia poesia è platonica, la mia prosa è aristotelica”). (fonte immagine)

di Roberto Bolaño

Scherza con te, ti accarezza. Una passeggiata solitaria nella piazza dei cinema. Al centro un’allegoria in bronzo. «La battaglia contro i francesi».

Trent’anni fa, il nuovo Roberto Bolaño

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Questo pezzo è uscito su Repubblica, che ringraziamo. (fonte immagine).

Benché sia morto nel 2003, Roberto Bolaño è fino ad ora il più grande innovatore del XXI secolo nel campo della letteratura d’invenzione. Romanzi come I detective selvaggi e 2666 hanno riaperto tutti i giochi che il postmoderno aveva portato a saturazione.

Discorsi sul metodo – 21: Mathias Énard

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Mathias Énard è nato a Niort nel 1972. Il suo ultimo libro uscito in Italia è Bussola (E/O 2016) * * * Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura? Sei ore, dalla mattina presto. Se posso comincio verso le sei e vado avanti fino alle dodici, a volte […]

Albedo – Intervista a Sergio Nelli

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È da poco uscito per Castelvecchi Albedo, nuovo romanzo di Sergio Nelli. Lo abbiamo intervistato.

“Albedo viene da lontano, si origina in un racconto scritto molto tempo fa, così come l’idea di una comunità di recupero era qualcosa intorno a cui avevo cominciato a ragionare per un’altra storia anni fa: c’erano, insomma, una serie di temi e figure che avevo contemplato in passato senza poi aver dato forma a qualcosa di preciso.  Anche sulla questione dell’alcolismo, che è cruciale per l’innesco del romanzo, avevo fatto una ricerca specifica abbastanza vasta nel 2000. Mi interessava la psicologia dell’alcolista, così andai in una comunità di disintossicazione a fare interviste, registrai una quindicina di audiocassette, mi sembra per quasi tutto il mese di luglio, e in una seconda tornata autunnale, quindi uno studio abbastanza impegnativo, le ho ancora con me e sebbene non abbia sentito poi il bisogno di riascoltarle hanno costituito una base importante per lo sviluppo del romanzo. Ho sempre pensato che leggere e interessarsi a cose le più diverse, impicciarsi in qualche modo, rappresentasse un capitale invisibile. Quando ero studente di filosofia, un pomeriggio al Pellegrino (la facoltà in via Bolognese), Eugenio Garin,  a cui rompevo le scatole dopo le lezioni, mi disse: Caro Nelli, sa cosa bisognerebbe scrivere qui all’ingresso? Chi vive di sola filosofia muore di fame. Questa cosa mi è rimasta in testa sempre anche quando ho intrapreso una diversa ricerca.

A teatro con Roberto Bolaño

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Difficile portare in scena Bolaño! A Modena ci hanno provato dei ragazzi giovanissimi, freschi d’accademia e carichi di quell’energia sacra giovanile che è di per sé già spettacolo, guidati dal regista croato Ivica Buljan. «Universo Bolaño» ruota soprattutto attorno a «2666», opera mondo e ultima fatica dell’autore cileno scomparso a 53 anni, di cui restituisce soprattutto la ferinità allucinata.

Piccolo diario di Lampedusa

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Un libro è un labirinto e un deserto, e la vera poesia vive tra l’abisso e la sventura, dove passa la strada dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della sorte. Perché davvero leggere non è più comodo che scrivere. E leggendo si impara a dubitare e a ricordare. E la memoria è l’amore. Roberto Bolaño
21 aprile
biblioteca Questo viaggio comincia con un abbraccio. Faccio scalo all’aeroporto di Palermo, sulla rotta di Lampedusa. All’uscita c’è una gran folla, le autorità, il sindaco. Aspettano il Presidente, dice qualcuno ma pochi passi dietro di me, a comparire, è invece una coppia africana. Si muove lenta, quasi timida. Lui ha i capelli bianchi e il viso secco, lei è più piccola. Indossano vestiti tradizionali, stuole azzurre, copricapi. Sono i genitori di un ragazzo del Gambia che all’inizio del mese è stato ferito in una sparatoria vicino alla stazione di Palermo, nel rione Ballarò, mi dice un signore.

“I cani romantici”, le poesie di Roberto Bolaño

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Oggi Roberto Bolaño avrebbe compiuto 63 anni. Lo ricordiamo con questo pezzo che affronta un tema meno battuto ma non meno importante per la sua vita artistica: la sua produzione poetica (fonte immagine).

di Giorgia Esposito

Los perros románticos (I cani romantici) è il primo libro di poesie pubblicato in Spagna da Roberto Bolaño. La prima edizione, Zarautz, Fundación Social y Cultural Kutxa, 1993, che gli vale il “Premio Literario Ciudad de Irún 1994”, contiene quarantacinque poesie, scritte fra il 1977, anno in cui Bolaño arriva in Europa, a Barcellona, e il 1990.

Le poesie sono raggruppate in cinque capitoli tematici: Poetas, Detectives, Amores, Hospitales, Crepúsculos. Soltanto ventitré componimenti confluiranno, insieme ad altri venti testi inediti, nelle due edizioni successive: Barcellona, Lumen, 2000 e Barcellona, Acantilado, 2006.

Pedro Lemebel, cantore degli oppressi

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Poco più di anno fa la morte di Pedro Lemebel destò in un Cile commosso una grandiosa celebrazione, nella forma, festosa pur nella tristezza come l’autore avrebbe desiderato, di un corteo popolare, spontaneo anche se accompagnato dal sentito cordoglio del Presidente della Repubblica Michelle Bachelet (come qui narrato).

Facile è scadere nella retorica quando si parla di uno scrittore fieramente, oltraggiosamente omossessuale, cantore degli oppressi e punto di riferimento letterario degli oppositori in un paese schiacciato da una dittatura sanguinaria.