Le lettere di Julio Cortázar

CORTAZAR

Sta arrivando in libreria Carta carbone, il primo di tre volumi con cui SUR presenta l’epistolario inedito di Julio Cortázar, curato e tradotto da Giulia Zavagna. A cinquant’anni dalla pubblicazione di Rayuela, il romanzo più famoso dello scrittore argentino, pubblichiamo un estratto di una lettera al poeta cubano Roberto Fernández Retamar in cui Cortázar racconta le reazioni all’uscita del libro.

Caro Roberto,

scusa se ti scrivo a macchina, ma è un’abitudine della quale ormai non so privarmi e che mi permette di essere eternamente spontaneo e di dire ciò che realmente penso. Ieri sera mi hanno consegnato la tua lettera del 3 giugno (è già passato così tanto tempo!) ed ero talmente emozionato e felice per tutto ciò che mi raccontavi che sono entrato come in trance, in una congiunzione astrale incredibilmente fasta e prospera. Non ne sono ancora uscito, e ti scrivo sotto l’effetto della meravigliosa emozione data dal fatto che un poeta come te, che è anche un amico, abbia trovato in Rayuela tutto ciò che io ci ho messo o ho cercato di metterci, e che il libro sia stato come un ponte tra me e te e che ora, dopo la tua lettera, io ti senta così vicino a me, e così amico. Non so se quando ti ho scritto qualche mese fa per parlarti delle tue poesie sono riuscito a esprimere bene ciò che sentivo. Tu, nella tua lettera, mi dici così tante cose in poche righe che è come se mi avessi mandato un segno favoloso, uno di quegli anelli mitici che finiscono tra le mani dell’eroe o del re dopo innumerevoli misteri e imprese, ed è tutto condensato lì, oltre le parole e le mere ragioni; qualcosa che è come un incontro per sempre, un patto per fare cadere le barriere del tempo e della distanza.