Di amore e magia. “Un soffio di vita” di Clarice Lispector

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Clarice Lispector, nata da una famiglia ebraica a Tchetchelink in Ucraina nel 1920, scappò con la famiglia in Romania per sfuggire ai pogrom e infine, passando dalla Germania, raggiunse il Brasile, paese nel quale trascorse tutta la sua vita e cambiò anche il suo nome da Chaya a Clarice. L’itinerario biografico della scrittrice, seppur vissuto quando era ancora una bambina molto piccola, giunse infatti in Brasile quando aveva appena due anni, delinea comunque già l’inquietudine che segnerà successivamente tutta la sua opera: questa forza disgregatrice che mina la sua identità non mancherà mai di fare sentire il suo peso, trovando testimonianza decisiva in un testo scritto che si condensa in un flusso inarrestabile di parole che ne avvicinano l’opera a quella di James Joyce e di Virginia Woolf.