Alice Rohrwacher e le sue “Meraviglie”. Un’italiana vince il Gran Prix a Cannes

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Alice Rohrwacher è la regista dell’unica opera cinematografica italiana in concorso al prossimo festival di Cannes. “Le meraviglie” è un film che racconta della campagna, dell’amore un po’ bizzarro tra un padre e le sue figlie, di figli maschi mancati, di animali e fate che abitano nella televisione. È un film che è accaduto dopo il sessantotto. È un film dove si parla in viterbese ma quando ci si arrabbia si risponde in francese e tedesco. È anche una fiaba. 

Ospitiamo con grande piacere questo pezzo di Alice Rohrwacher e ringraziamo gli amici de Lo Straniero” (sul cui ultimo numero, interessante come sempre, è originariamente pubblicato) per averci dato la possibilità di condividerlo con i lettori di m&m. E Alice: in bocca al lupo per Cannes!

di Alice Rohrwacher

il paesaggio

Arriva sempre il momento in cui qualcuno ti chiede da dove vieni. Vorrei tanto rispondere con una sola parola, come “Roma!”, “Milano!”, ma invece mi ritrovo a spiegare che vengo da una zona di confine tra Umbria-Lazio e Toscana, là dove le identità sono tutte sfaldate, in campagna. Forse il mio interlocutore conosce quei luoghi? Ma certo, mi dice, certo: sono stato a Civita la scorsa domenica e mi è sembrato di vivere nel medioevo per una giornata.

Ecco, questo è stato il primo istinto che mi ha spinto a lavorare sulle “Meraviglie”: il disagio che si pensi alla campagna, o ai piccoli paesi che la costellano, come luoghi “puri”, fuori dal tempo, e quindi fruibili, perché non possono mai mutare. Ma visti dal di dentro (o forse visti lateralmente), quei luoghi non sono così, e la purezza è solo una prigione a cui si sono consegnati per avere in cambio un pasto caldo al giorno.