“Siamo adolescenti di cinquant’anni che bazzicano nel caos”: intervista a Aldo Nove

aldonove

Seguo Aldo Nove da diversi anni, oramai, ed era da un po’ che volevo proporgli un’intervista a tutto tondo, per certi versi generalista, che trattasse i più disparati argomenti e provasse a indagarlo sia in quanto autore, sia – nei limiti del possibile – in quanto essere umano. Dunque ho provato a fargliela, quest’intervista, e abbiamo parlato di tante cose, dalla forma mentis del Medioevo alla dieta Dukan. Siamo partiti, però, da Tutta la luce del mondo, il suo ultimo romanzo edito da Bompiani.

Io: Dunque Aldo, sei passato da un’autobiografia romanzata, che era La vita oscena, a un vero e proprio romanzo biografico, che è Tutta la luce del mondo, seppur quest’ultimo sia filtrato, con le dovute licenze, dal punto di vista di un bambino, il nipote di San Francesco. Ho l’impressione che questo sia stato e sarà un passaggio importante della tua carriera. Mi spieghi come ci sei arrivato? È stata una scelta, oppure è venuto in mondo spontaneo?

Intervista a Rocco Siffredi

rocco-siffredi

Questa intervista è uscita su il Venerdì di Repubblica.

di Teresa Ciabatti

Foto di famiglia: matrimonio, nascita dei figli, battesimo. Spiaggia, montagna, piscina. Tutti insieme, sorridenti sulle pareti del salone e della grande cucina con tavolo sempre imbandito, i ragazzi ormai adolescenti vanno e vengono e sono affamati. No, non siamo a casa di Giulio Scarpati di Un medico in famiglia,ma a Budapest, nella casa di Rocco Siffredi dove l’attore vive con Rosa, la moglie, e i due figli, Lorenzo 18 anni, e Leonardo 14.

Di ritorno da Milano dove ha girato lo spot della Durex per i mondiali di calcio dal titolo Sacrificio (“Ricordate l’orgasmo collettivo del 2006? – dice nello spot – voglio riprovarlo! Non farò più sesso fino a quel momento”), per i prossimi mesi, Rocco si dedicherà esclusivamente al Rocco’s world café, già a Budapest, di prossima apertura a Milano però con menù rivisto: il Rocco hot dog, un hot dog di 23 centimetri con polpette ai lati e spruzzatina di senape sopra.

Oltraggio alla Catalogna (presa a calci)

l43-catalogna-barcellona-diada-120912180300_medium

Pubblichiamo un articolo di Matteo Nucci, uscito su «La Lettura», sulla Catalogna.

“Meglio il silenzio. Mai umiliare lo sconfitto”. Era luglio, a Huelva, nel più profondo sud di Spagna, e la notizia della richiesta di aiuti da parte della Catalogna a Madrid campeggiava su tutti i giornali. Nel bar si rideva e gli uomini si davano pacche sulle spalle. Sembrava che fosse uscito il risultato di un match in cui l’eterno sconfitto ha rovesciato il risultato finale. Poi il vecchio appassionato di corride si è alzato in piedi e ha messo tutti a tacere. Aveva ragione, certo, ma per chi conosca un po’ la Spagna e decenni di polemiche segnate dallo spirito indipendentista catalano contro lo Stato centrale, non suonavano strane neppure le risa di un bar. Tutti sanno, del resto, che per anni la Comunità Autonoma di Catalogna ha ricevuto finanziamenti da Madrid, pur sbandierando una sorta di superiorità, soprattutto economica. La contraddizione esplose al termine dei ventitré anni di governo di Jordi Pujol, nazionalista e cattolico, che si avvicinò ai conservatori di Aznar, fino a sostenerli in cambio di aiuti. Era, secondo i critici più drastici, la solita “Barcellona pesetera”, legata ai pesos, guidata da una borghesia imprenditoriale tanto indipendentista quanto intelligentemente pronta a far fruttare il legame con Madrid. Mai però i toni delle richieste catalane avevano sfiorato la dimensione drammatica di questi mesi.