Rodolfo Walsh, argentino, scrittore

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo. (fonte immagine).

È piccola, piazza Walsh, all’incrocio di Cile e Perù, nei quartieri più letterari di Buenos Aires. È piccola ma è come una potentissima calamita. Chiunque passi fra il barrio di San Telmo e Montserrat ne viene risucchiato e non solo in questi mesi in cui si celebrano i novant’anni dalla nascita e i quaranta dalla morte di uno degli scrittori decisivi del Novecento argentino.

Cosa attrae il viandante, anche il turista ignaro della storia di quest’uomo morto per il suo Paese, non è semplice spiegarlo. Sarà il balconcino da cui si affaccia una scultura che lo riproduce nella sua mitezza e curiosità di intellettuale o il mural che mette in scena tutti gli elementi della sua lotta per la libertà e la dignità di un popolo: gli scacchi, la macchina da scrivere e gli occhiali sullo sfondo della celebre fucilazione dipinta da Goya (El tres de mayo de 1808 en Madrid)? O forse c’è altro ancora?

Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta Militare

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Proseguendo una giornata dedicata alla memoria del violento golpe militare in Argentina del 1976, pubblichiamo un estratto dal libro Il violento mestiere di scrivere, di Rodolfo Walsh, a cura di Alessandro Leogrande (La nuova frontiera: qui il blog della casa editrice). Il giorno dopo la diffusione di questa “lettera aperta” — di cui pubblichiamo i primi due paragrafi — il grande giornalista e scrittore argentino venne sequestrato e ucciso da uno squadrone militare. Il suo corpo sparì assieme a migliaia di altre vittime della giunta.

di Rodolfo Walsh

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La censura della stampa, la persecuzione degli intellettuali, la demolizione della mia casa a Tigre, l’omicidio di amici cari e la perdita di una figlia che è morta mentre vi combatteva sono alcuni dei fatti che mi costringono a questa forma di espressione clandestina dopo che per quasi trent’anni mi sono pronunciato liberamente come scrittore e giornalista.

Il primo anniversario di questa Giunta militare è stata l’occasione per fare un bilancio della condotta del governo nei documenti e discorsi ufficiali in cui, quelli che voi chiamate risultati sono errori, quelli che riconoscete come errori sono crimini e ciò che tenete nascosto sono calamità. Il 24 marzo 1976 avete rovesciato il governo di cui facevate parte e che avete contribuito a screditare in quanto esecutori della sua politica repressiva e la cui sorte era ormai segnata dalle elezioni convocate nove mesi più tardi.

Questo scrittore è un eroe

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È in libreria per edizioni SUR Variazioni in rosso di Rodolfo Walsh. Pubblichiamo la prefazione di Massimo Carlotto e vi segnaliamo il blog della casa editrice per approfondimenti sulla letteratura sudamericana.

di Massimo Carlotto

Scrittore, giornalista, militante politico. Rodolfo Walsh ancora oggi è il vero punto di riferimento di moltissimi autori centro e sudamericani, in particolare per la generazione che, alla fine del sanguinoso ciclo delle dittature, scelse negli anni Novanta di dedicarsi al romanzo poliziesco per raccontare la realtà di paesi feriti e di sogni infranti.

Scrivere del mondo

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Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: Abelardo Morell.)

Oggi si fa una gran discussione intorno alla non-fiction. Qual è il confine tra giornalismo e letteratura? È possibile individuare una linea di demarcazione o piuttosto una terra di mezza al cui interno, a sua volta, prendono corpo percorsi differenti tra loro? Fino a che punto è consentito attraversare i confini? Dove si colloca l’io in tutto questo (l’io che osserva, l’io che agisce, l’io che narra)? Grande è la confusione sotto il cielo, specie in Italia, tanto che converrebbe mettere un po’ di ordine nel discorso.

Il giornalismo narrativo di Rodolfo Walsh

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Pubblichiamo la recensione di Matteo Nucci, uscita sul «Venerdì di Repubblica», su «Operazione massacro», libro culto di Rodolfo Walsh finalmente tornato in libreria edito da La Nuova Frontiera.

Trentacinque anni fa, in questi giorni, gli amici di Rodolfo Walsh smisero di nutrire speranze. Aveva compiuto cinquant’anni a gennaio, lo scrittore, il giornalista, l’uomo in lotta per il suo Paese. Il 25 marzo era stato visto l’ultima volta eppoi era scomparso. Desaparecido. Qualcuno commentò che si era come lasciato andare dopo che la figlia Vicki era morta ventiseienne in uno scontro a fuoco con le forze del regime. Ma chi conosceva bene Walsh, non aveva questi dubbi. Gli intimissimi poi erano a conoscenza della lettera aperta che aveva scritto al Generale Videla e alla Giunta Militare. Si apriva così: “La censura della stampa, la persecuzione degli intellettuali, la demolizione della mia casa, l’omicidio di amici cari e la perdita di una figlia morta mentre vi combatteva sono alcuni dei fatti che mi costringono a questa forma di espressione clandestina dopo che per quasi trent’anni mi sono pronunciato liberamente come scrittore e giornalista”. Sua moglie Lilia conosceva anche il seguito di quelle pagine brucianti e sapeva bene a chi Walsh aveva progettato di inviarle per posta.