Diario dello smarrimento

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di Ilaria Palomba Diario dello smarrimento di Andrea di Consoli (InSchibboleth edizioni, 2019, pp. 167, euro15) infrange la scolastica distinzione tra i generi: narrativa, saggistica e poesia, li contiene tutti; è un affresco neorealistico del presente, nato come raccolta di post su Facebook, dove non mancano ritratti umani di uomini noti e non, ricchi e […]

Esquilino: il Cristo morto tra i rifiuti

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Questo lungo reportage fu scritto, e poi pubblicato, nel 2016. Adesso credo sia il momento di condividerlo anche on line. di Nicola Lagioia A pochi passi da dove abito, nel quartiere Esquilino, a Roma, il giorno dopo il solstizio d’estate, alle tre del pomeriggio, tornando a casa trovo un vecchio signore gettato per terra, mezzo sepolto […]

La giovane pensionata (Un racconto di Chiara Pazzaglia)

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di Chiara Pazzaglia Mi sono laureata, ho offerto un brindisi a qualche amico dopo la discussione e poi ho ripreso la mia routine. Seguendo la mia coinquilina già da qualche mese lavoro part time in un call center. Ogni giorno mi danno un questionario e una lista di numeri da chiamare, siamo in venti in […]

Al cuore, Cuarón! Su Roma, con spoiler

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Parte molto lento, Roma, soffermandosi a lungo sui fatterelli quotidiani di una famiglia borghese del quartiere Colonia Roma, Città del Messico, negli anni ’70. All’inizio seguiamo soprattutto le faccende di Adela e Cleo, domestiche indie della famiglia, e il rapporto tra le due: Adela è quella più esperta, Cleo invece sta ancora provando a farsi una vita fuori dal lavoro. Per il resto: attenta al cane Borras, lava a terra, cucina, occhio alle quattro pesti che gironzolano per casa, il tè per padron Antonio è pronto?, donna Sofia è rientrata?

La felicità è un maiale morto sul Müggelsee

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di Marco Mantello   “Vagano per decenni sulle distese di ghiaccio della noia e dell’abitudine e intanto si odiano, si odiano perché uno dei due è più distinto dell’altro, perché ha ricevuto un’educazione più raffinata e tiene il coltello e la forchetta in maniera più elegante, o perché ha conservato lo spirito di casa inculcatogli […]

La tomba dell’amore? – Intervista a Luca Ricci sugli Autunnali

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Raccontisti che si fanno romanzieri. Fino a qualche anno fa due dei nomi che uscivano con più frequenza come migliori raccontisti italiani erano quello di Paolo Cognetti e il tuo. Poi Paolo ha vinto lo Strega, sì, ma con un romanzo. Adesso anche tu sei uscito con un romanzo. Esiste una forza che spinge i raccontisti a diventare romanzieri? C’entra col pregiudizio dell’editoria italiana rispetto alla forma breve? short-story1

Il racconto è la sezione aurea delle storie, funziona davvero solo se è perfetto; il romanzo è un contenitore in grado di accogliere le cose più disperate, ha una forma slabbrata e flessibile. La mia sperimentazione come romanziere è stata precisamente quella di voler scrivere un romanzo come un racconto. Con la stessa verticalità e, cosa ben più grave, non volendo rinunciare alla volontà di perfezione che anima lo scrittore di racconti. Cosa ne è venuto fuori lo diranno i lettori, ma di sicuro non si tratta di un’abiura rispetto al mio percorso. Casomai è una celebrazione del racconto sotto mentite spoglie.

Carlo Carabba: l’imbarazzo della memoria

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La neve come elemento rivelatore, organo instabile capace di ovattare, di rendere più omogeneo un paesaggio e infine restituirlo con le tracce – soprattutto quando come nel romanzo di Carlo Carabba, Come un giovane uomo (Marsilio), si tratta di un paesaggio mentale, della memoria – di un passato che riprende a sgorgare tra i pensieri […]

Roma città di merda

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Perché esplodono le strade, perché si graffiano?
La periferia non è più solo l’ammasso di borgate,
quelle studiate, o ricordate, Pasolini, Ferrarotti,
studi di settore, divisione in lotti, l’edilizia popolare;
c’è invece una guardiola con passaggio a livello,
polizia condominiale, ringhiere di ferro,

I difetti fondamentali – intervista a Luca Ricci

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È appena uscito il tuo nuovo libro I difetti fondamentali. Non solo un libro di racconti con una major, nel 2017, ma addirittura un libro di racconti sugli scrittori. Come hai fatto a convincere Rizzoli?

Nell’autunno 2015 si è svolto un pranzo di lavoro a Milano, tra me e due figuri che si sono qualificati come Michele Rossi (responsabile narrativa italiana Rizzoli) e Stefano Izzo (editor narrativa italiana Rizzoli). Di lavorare insieme a un «libro di racconti»- espressione che è l’equivalente culturale di «Frau Blücher» in Frankenstein Junior, insomma fa imbizzarrire gli editori- me l’hanno proposto loro. Io sulle prime ho pensato a uno scherzo, poi invece mi è arrivato addirittura un contratto. Le questioni tra editore e scrittore sono storie d’amore, e Rizzoli ha saputo corteggiarmi, non c’è dubbio.

Roma invisibile

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Le parti in corsivo del pezzo che segue sono tratte da Le città invisibili, il romanzo di Italo Calvino pubblicato nel 1972.

di Enrico Giammarco

La metropoli ha questa attrattiva in più, che attraverso ciò che è diventata, si può ripensare con nostalgia a quella che era.

Sono nato sul finire degli Anni Settanta, quando la Roma del Dopoguerra si era già sovrapposta al nucleo storico dei rioni, dando vita a tanti nuovi quartieri. Periferia, la chiamavano, fatta di palazzi tutti uguali, alti e serrati come fila di un esercito, e di casupole sparpagliate e policromatiche, figlie dell’abusivismo. Di lì a poco, verso la metà degli Anni Ottanta, saranno stati tutti condonati, con la promessa di non costruirne più. La mia Roma, quella con cui sono cresciuto e che si è fissata nel mio immaginario, era chiusa dentro il GRA, non unitaria ma identitaria nell’espandersi a chiazze, tante isole intervallate dal verde e dalle strade consolari. Se non abitavi al Centro, abitavi in periferia, ma comunque vivevi a Roma. Potevi essere tra i privilegiati di Prati o Parioli, oppure asserragliato nei grattacieli popolari dell’Ater, ma avevi comunque l’anima capitolina.