I difetti fondamentali – intervista a Luca Ricci

writing

È appena uscito il tuo nuovo libro I difetti fondamentali. Non solo un libro di racconti con una major, nel 2017, ma addirittura un libro di racconti sugli scrittori. Come hai fatto a convincere Rizzoli?

Nell’autunno 2015 si è svolto un pranzo di lavoro a Milano, tra me e due figuri che si sono qualificati come Michele Rossi (responsabile narrativa italiana Rizzoli) e Stefano Izzo (editor narrativa italiana Rizzoli). Di lavorare insieme a un «libro di racconti»- espressione che è l’equivalente culturale di «Frau Blücher» in Frankenstein Junior, insomma fa imbizzarrire gli editori- me l’hanno proposto loro. Io sulle prime ho pensato a uno scherzo, poi invece mi è arrivato addirittura un contratto. Le questioni tra editore e scrittore sono storie d’amore, e Rizzoli ha saputo corteggiarmi, non c’è dubbio.

Roma invisibile

alto roma

Le parti in corsivo del pezzo che segue sono tratte da Le città invisibili, il romanzo di Italo Calvino pubblicato nel 1972.

di Enrico Giammarco

La metropoli ha questa attrattiva in più, che attraverso ciò che è diventata, si può ripensare con nostalgia a quella che era.

Sono nato sul finire degli Anni Settanta, quando la Roma del Dopoguerra si era già sovrapposta al nucleo storico dei rioni, dando vita a tanti nuovi quartieri. Periferia, la chiamavano, fatta di palazzi tutti uguali, alti e serrati come fila di un esercito, e di casupole sparpagliate e policromatiche, figlie dell’abusivismo. Di lì a poco, verso la metà degli Anni Ottanta, saranno stati tutti condonati, con la promessa di non costruirne più. La mia Roma, quella con cui sono cresciuto e che si è fissata nel mio immaginario, era chiusa dentro il GRA, non unitaria ma identitaria nell’espandersi a chiazze, tante isole intervallate dal verde e dalle strade consolari. Se non abitavi al Centro, abitavi in periferia, ma comunque vivevi a Roma. Potevi essere tra i privilegiati di Prati o Parioli, oppure asserragliato nei grattacieli popolari dell’Ater, ma avevi comunque l’anima capitolina.

L’inquietantissima commedia di Leonardo Colombati

1412410_1960-leonardo-colombati_thumb_big

di Emanuele Trevi In uno dei suoi quaderni, Simone Weil si propose di indagare sul paradossale fenomeno di «qualcosa che non esiste e a cui sono sospese un’infinità di cose che esistono». Si può descrivere questo sconcertante fantasma del pensiero anche come «una cosa che non ha senso e alla quale sono sospese un’infinità di […]

Una settimana a Corcolle, Roma

Corcolle

Questo reportage è uscito sul Venerdì di Repubblica. Ringraziamo l’autore e la testata.

Corcolle (Roma). A volte può bastare una bottiglia volante non identificata per mandare in frantumi un piccolo mondo antico. O almeno per dirottare l’attenzione dalla luna dei problemi veri di una borgata disastrata al dito di un’emergenza inesistente ma mediaticamente accattivante. Succede a Corcolle, estrema propaggine di Roma Est. L’unica parte della capitale che pretende un pedaggio autostradale o in alternativa si può raggiungere in un paio d’ore di autobus con lo stesso coefficiente antropologico di un viaggio in Interrail. Cercate su Google e l’oracolo elettronico, giusto sotto Wikipedia, il meteo e il sito del comitato di quartiere, vi rivelerà il motivo della recente notorietà: «Roma, assalti ai bus: a Corcolle è caccia ai neri», recita il titolo di un articolo. Che ha intristito la stragrande maggioranza di cittadini che non ha alcun problema con gli stranieri. E fatto schiumare l’esigua minoranza arrabbiata che, per contestare la maniera in cui è stata dipinta, usa argomenti tipo «Razzista io? Sono loro a essere negri». E tuttavia il cronista venuto a trascorrere quasi una settimana qui a un mese dai fatti che stiamo per ripercorrere non ha vita facile. Perché questo, infinitamente più del presunto scontro di civiltà, sembra l’epicentro di una politica transgender, dove nessuna vecchia etichetta attacca più. Con un presidente di circoscrizione piddino che promette di cacciare tutti i rifugiati. Un ex Forza nuova trasmigrato a Forza italia che firma manifesti anti-invasione con iconografia leghista ma poi definisce «beceri» i loro discorsi. E un aspirante capopolo che da dietro i suoi RayBan neri a goccia giura di essere di sinistra mentre lancia la sua Opa ostile all’appassionato comitato di quartiere assieme a un autista con l’A noi mussoliniano tatuato in latino sull’avambraccio.

Racconti Romani

moravia

Questo testo è apparso sul sito del Fondo Alberto Moravia. Li ringraziamo per la gentile concessione e vi invitiamo a visitare il sito, da poco tornato online.

Il dolore che io provo più spesso è la nostalgia.

È un dolore sottile. Può diventare asfissiante, può indurre a una dolcezza slabbrata. Può martirizzare e avvolgere in spire insensate. E in generale è come un vortice che non finisce mai di risucchiarti. Soprattutto perché la nostalgia si prova ovunque. Nulla può confinarla fuori dalla nostra casa: è un dolore che sale dal centro del mondo che ogni cosa amplifica, ogni angolo reduplica in un gioco di specchi senza fine.

Parcheggi a Roma: il film horror di Ignazio Marino

182659042-3ec4ccdc-564c-499a-804e-98594a0bba09-680x484

Con Repubblica-Roma abbiamo concordato di scrivere qualcosa sulle nuove (assurde) norme sui parcheggi a Roma volute dal sindaco Ignazio Marino. Le persone intervistate, a domanda rispondevano con frasi irriproducibili a mezzo stampa. Visto che son giorni di festival, mettiamola così: il film horror di Marino scartato a Cannes e a Venezia sarà proiettato a Roma […]

Aspettando Roma-Juve (e parlando anche di altro). Intervista a Rudi Garcia

2158635-garcia

È sempre un piacere (e un onore) per noi di m&m ospitare gli articoli di Gianni Mura. Per cui grazie Gianni, e grazie alla redazione sportiva di “Repubblica” dove questo pezzo è stato originariamente pubblicato.

di Gianni Mura

Rudi Garcia ci riguarda (anagramma). Ci riguarda perché è il primo francese ad allenare in serie A e per giunta ad allenare una squadra devastata nel rendimento, umiliata e criticata a sangue dai suoi stessi tifosi, quindi candidata a un rapido e inglorioso fallimento. In teoria. In pratica, Garcia ha firmato un capolavoro anche se, naturalmente, ci tiene a dividere i meriti con tutti. Avevo in mente una domanda da fargli per rompere il ghiaccio: quali differenze fra Trigoria e Luchin, il centro d’allenamento del Lilla? Sono zone che conosco abbastanza, per via del ciclismo. Luchin è un impianto all’avanguardia, che si sviluppa intorno a una fattoria lunga e bassa dell’800. È vicinissimo al Carrefour de l’Arbre, dove comincia la zona di pavé più dura nella Parigi-Roubaix. Cancello la domanda man mano che il taxi s’avvicina a Trigoria, in uno scenario da Roma pasoliniana: donne più o meno vestite in mostra a ogni slargo, il ciglio della strada ininterrottamente segnato da sacchetti di spazzatura, bottiglie di plastica, brandelli di copertoni, stracci, rifiuti assortiti, un potente e annoso inno alla sporcizia. La cancello anche perché ne ho una di riserva

Cliché Blues (addio a Roma Nord)

20120320030158

Arriva in libreria Gli eroi imperfetti, il primo romanzo di Stefano Sgambati. Lo festeggiamo domani, giovedì 3 aprile, alle 19.30 da Libri e Bar Pallotta a Roma. Pubblichiamo un racconto di Stefano Sgambati tratto dall’antologia Cronache vere (Piano B edizioni).

Andarsene da Roma Nord è una benedizione e una catastrofe: che cosa rimarrà di tutto quel traffico che ti sei dovuto sorbire? Capacità di resistenza, ferite di guerra, incubi notturni, come i reduci dal Vietnam che ancora vedono o sentono i fantasmi di Tom, Rob, Mike o del tenente Sullivan implorare aiuto prima di esalare l’ultimo respiro tra le loro braccia, “Di’ a mia moglie che l’amo”, eccetera: una coreografia violenta che si sa tacere per convenzione borghese fino a quando la conversazione stenta una sera e si è fatto ricorso già a tutti i mezzucci per tentare di rinvigorirla: allora qualcuno racconterà di quel giorno, appena prima di Natale, quando da Via Trionfale a Viale di Tor di Quinto ci volle un’ora e cinquantacinque minuti.

Gianni Mura intervista Giacomo Losi

losi

Ogni lunedì su la Repubblica Gianni Mura compila il suo “campo dei ricordi” raccontando le storie dei suoi calciatori preferiti. Pubblichiamo un’intervista a Giacomo Losi ringraziando l’autore e la testata.

di Gianni Mura

Giacomo Losi nel campo dei ricordi ha il numero 3, ma andrebbero bene anche il 2, il 5 e il 6. Tutti i ruoli della difesa li ha coperti, semmai c’è da chiedersi come riuscisse, lui alto 1.68, a marcare giganti come John Charles. Losi è nato a Soncino, in riva all’Oglio, un centro che dista una trentina di chilometri da Brescia, da Cremona e da Bergamo. Ed è catalogato tra i borghi più belli d’Italia, per la sua Rocca sforzesca e le mura che racchiudono il centro abitato.

«Una volta c’era l’acqua nel fossato intorno alle mura. Ma per noi bambini la festa era il fiume, anche se da festeggiare c’era poco. La mia famiglia era povera, io e mio fratello dormivamo nello stesso camerone dei genitori. Mio padre Pietro lavorava in una cooperativa di facchini che riempivano e svuotavano i grandi silos. Mia madre Maria, era in filanda. E di quelle filandere toste, che andavano a discutere col padrone. Me la ricordo, nel primo dopoguerra, che si dava da fare a organizzare i comizi di Pajetta. Mio padre non ha mai voluto saperne della tessera del Fascio.

Roma. Quattro modi di morire in prosa 4: Elena Stancanelli

1869240-italie-la-dolce-vita-de-federico-fellini

Concludiamo la serie di articoli dedicati a Roma con un intervento di Elena Stancanelli tratto da A immaginare una vita ce ne vuole un’altra pubblicato da minimum fax nel 2007. Qui le puntate precedenti.

I non-luoghi

di Elena Stancanelli

Per semplicità, ero solita dividere i luoghi di Roma in due categorie: quelli che potevo raggiungere con la vespetta e quelli che non potevo raggiungere. I secondi semplicemente non esistevano. Facevano parte di un’altra città, nella quale non abitavo. Come Venezia o Torino, avrebbero potuto essere straordinari ma erano luoghi di vacanza. Non si raggiungevano, ci si andava in gita. Per vacanza o per lavoro.

La scarsa efficienza dei servizi di trasporto pubblico rende Roma una città misteriosa agli abitanti stessi. Quelli di Roma nord sanno di quelli di Roma sud soltanto storie, luoghi comuni, leggende, e viceversa. Le ville dell’Eur, lo spaccio a San Basilio, le puttane della Salaria, i rumeni ad Anagnina. Se abiti al Trullo non ci vai a Tor Bella Monaca, né da Dragona ti azzardi a raggiungere la Bufalotta. Puoi calare al centro, questo sì, ed è lì che probabilmente si tramandano le leggende sui quartieri.