Letteratura e natura: “Il giro del miele”

Il giro del miele

Chi l’avrebbe detto? La grande ossessione della nuova Italia letteraria è la natura. O meglio: la collocazione dell’uomo tra una natura e l’altra, quella civilizzata, borghese, in cui governa la mente, e quella fuori, in cui, vuoi o non vuoi, si resta eterni ospiti: i boschi, le autostrade, la provincia.

Discorsi sul metodo – 13: Guadalupe Nettel

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Guadalupe Nettel è nata a Città del Messico nel 1973. Il suo ultimo libro edito in Italia è Il corpo in cui sono nata (Einaudi 2014)

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Non ho un minimo fisso, quello che mi aspetto in termini quantitativi dipende dal periodo. Se sto scrivendo un romanzo, e specialmente se sono nella parte finale, lavoro dalle sette della mattina alle undici della sera, tutto il giorno, con pause minuscole. È un impulso che scatta in un determinato momento dei lavori, prima non mi impongo regole od orari, faccio una manovra di avvicinamento e poi parto seriamente. Ora che sono mamma ho meno tempo e utilizzo gli orari scolastici per sfruttare al massimo i momenti in cui i bambini sono a scuola. A volte li porto là e per non perdere tempo a tornare a casa mi piazzo nel caffè della scuola e rimango lì a scrivere.

Discorsi sul metodo – 11: Vladimir Sorokin

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Torna il Premio Von Rezzori e tornano i Discorsi sul metodo di Vanni Santoni. Si riparte con Vladimir Sorokin. Nato a Bykovo nel 1955 e considerato tra i maggiori scrittori russi contemporanei, il suo ultimo libro edito in Italia è La giornata di un opričnik (Atmosphere libri 2014) * * * Quante ore lavori al giorno […]

Discorsi sul metodo – 6: Maylis de Kerangal

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Maylis de Kerangal è nata a Le Havre nel 1967. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia è Nascita di un ponte (Feltrinelli 2013)

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Nei periodi di scrittura intensa quando sono “sotto” scrivo otto ore al giorno anche nove. Nei periodi di “messa in moto” tengo un ritmo più lasso, faccio anche altre cose, lascio che l’idea del libro cresca.
Non ho un limite minimo o massimo di battute, ma la verità è che in una giornata standard se non ho fatto almento tre pagine – nel formato che uso 4500 battute – non sono per niente contenta. Quando poi, dopo 4-5 mesi della suddetta “messa in moto” entro veramente nella produzione del libro, quando, come si dice “il cavallo sente la stalla”, allora devo fare dalle 8000 alle 10‘000 battute al giorno, e ne farei di più, a volte vado avanti anche tutta la notte ma ho imparato anche a interrompere deliberatamente per ripartire più forte il giorno dopo.

Discorsi sul metodo – 4: Jonathan Lethem

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Continuano i Discorsi sul metodo con gli ospiti del premio Gregor Von Rezzori – e, in questo caso, anche della sede fiorentina della NYU. Le precedenti interviste possono essere lette qui, qui e qui).

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Jonathan Lethem è nato a New York nel 1957. Il suo ultimo libro edito in Italia è I giardini dei dissidenti (Bompiani 2014)

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Non conto più le ore né le battute, ma ho una regola semplice e inderogabile. La mia regola è: scrivi tutti i giorni. Se ogni giorno faccio qualcosa per il libro in lavorazione, che siano quarantacinque minuti o sei ore, che sia un paragrafo o due pagine, allora mi sento a posto con me stesso.

Discorsi sul metodo – 3: Emmanuel Carrère

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Torna il Premio Gregor Von Rezzori, che ogni giugno porta a Firenze alcuni dei più bei nomi della letteratura mondiale, e con esso tornano i Discorsi sul metodo di Vanni Santoni. La serie di interviste di quest’anno comincia con Emmanuel Carrère, a cui seguiranno Jonathan Lethem, Georgi Gospinodov e Vendela Vida, e poi ancora Tom McCarthy, Dave Eggers, Maylis de Kerangal e Leopoldo Brizuela.

(Le precedenti interviste, a Cunningham, Keret, Winterson, Tóibín, Vásquez, Egan, McGrath e Greer, possono essere lette qui e qui).

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Emmanuel Carrère è nato a Parigi nel 1957. Il suo ultimo libro edito in Italia è La settimana bianca (Adelphi 2014, apparso in Francia nel 1995).

Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Non ho quantità fisse di battute o parole, dato che sia il tempo che la produttività dipendono molto, anzi completamente, dalla fase dei lavori in cui mi trovo.
Quando sono all’inizio di un libro, è tutto molto difficile e poco produttivo, devo letteralmente forzarmi per scrivere o anche solo mettermi alla scrivania, e anche quando ci riesco vado lentissimo e non riesco neanche a fare sessioni lunghe, faccio massimo tre o quattro ore, e producendo pochissimo.

Discorsi sul metodo – II

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Continuano i “discorsi sul metodo” di Vanni Santoni con gli ospiti del premio Von Rezzori Juan Gabriel Vásquez, Jennifer Egan, Patrick McGrath e Andrew Sean Greer. Qui la prima parte, con le risposte di Michael Cunningham, Etgar Keret, Jeannette Winterson e Colm Tóibín.
Juan Gabriel Vásquez è nato a Bogotá nel 1973; il suo ultimo romanzo edito in Italia è Il rumore delle cose che cadono (Ponte alle Grazie 2012)
Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

Alterno periodi in cui scrivo a periodi in cui non scrivo. Quando lavoro a un romanzo in genere faccio 8-10 ore al giorno. In quelle ore cerco di fare almeno due pagine, diciamo tremila battute, il più perfette possibile, e in ogni caso mai più di tre pagine. Quando ho fatto le mie due pagine mi fermo a metà di una frase, come consigliava di fare Hemingway, e riprendo il giorno dopo.

Discorsi sul metodo – I

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Ogni anno a Firenze il premio Gregor Von Rezzori porta a Palazzo Strozzi un gruppo di scrittori stranieri di prima grandezza; ogni giorno a Firenze un altro gruppo di scrittori si ritrova al Caffè Notte e oltre a scrivere si chiede quale sia il modo più efficace per farlo; quali siano i giusti tempi e […]

Il romanzo erotico degli anni ’60

La letteratura è un corpo fatto di polmoni, un organismo in continua attività respiratoria. Tra questi polmoni, alcuni sono in evidenza, canonizzati talmente da venire percepiti come tradizione; altri sono invece considerati marginali, motori in ombra, eternamente estranei a una percezione condivisa. Eppure questa seconda tipologia polmonare – singoli romanzi, singoli scrittori, interi percorsi letterari – è un vero e proprio giacimento, una zona di ossigenazione nella quale lingua e immaginazione drammaturgica respirano. E ce ne rendiamo conto nel momento in cui imbattendoci in queste scritture le sentiamo subito prossime e pertinenti. Contemporanee.

Intervista a Vila-Matas: la mia ossessione? non la letteratura ma la vita

Questo intervista è uscita per Il Manifesto.

di Ana Ciurans

La parte migliore della biografia di uno scrittore non è il catalogo delle sue avventure, ma la storia del suo stile. Non a caso, questa la frase di Vladimir Nabokov che campeggia sul sito di Vila-Matas alla voce biografia. Perché per lo scrittore, traduttore, giornalista, saggista e adoratore della poesia, Enrique Vila-Matas stile, vita e letteratura non sono scindibili. Nato a Barcellona il 31 marzo 1948 e con un curriculum letterario da brivido