Tra adolescenza e maturità: “Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore” di Carla Fiorentino

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di Anna Toscano

Nelle pause di lettura dell’opera prima di Carla Fiorentino – Che cosa fanno i cucù nelle mezz’ore, uscito per Fandango Libri – mi sono scoperta a canticchiare qualche volta la stessa canzone, vecchia e forse dimenticata da molti; mi sono domandata perché cantassi proprio quel motivo e la spiegazione è che le me lo avevano riportato alla memoria le pagine di questo libro. La canzone è “Eravamo quattro amici al bar” di Gino Paoli – uscita nel 1991, tratta dall’album Matto come un gatto – canzone in cui gli amici si ritrovano per parlare di futuro “tiravi fuori i tuoi perché e i proponevi i tuoi farò”, e poi un po’ alla volta tutti, tranne uno, trovano un lavoro o un amore o altro e si allontanano. In questo libro Clem vuole che nessuno se ne vada più e le prova tutte.

Stregati: “Dove troverete un altro padre come il mio” di Rossana Campo

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Questo pezzo è uscito su Tuttolibri de La Stampa. Ringraziamo la testata e l’autore (fonte immagine).

di Angelo Guglielmi

Dopo le prime pagine il mio timore è di trovarmi di fronte a un libro autobiografico in cui l’autrice ci racconta le vicende del sua famiglia con un padre Renato «sballato e inaffidabile, sicuramente simpatico» e una madre, Concetta, bella e con la testa sul collo, il vero sostegno dell’incerta baracca. E dunque addio alla Campo che conoscevo, la sola scrittrice italiana contemporanea che con i suoi dieci romanzi precedenti aveva arpionato e fatto proprio il tema della femminilità (meglio della donna) e lo aveva sviluppato con durezza al di là di ogni pregiudizio e convenienza trattandolo come un grande tema (anzi problema) esistenziale. Per farlo (poiché non è ingenua) si era protetta con l’ironia, qui e lì il grottesco e la pratica dello scandalo. Ne era venuto un risultato forte e esilarante di rovesciamento dello scontato.

Il mondo dell’integralismo religioso oggi, tra fiction e memoir

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99, che ringraziamo (fonte immagine: un fotogramma del film Stop the Pounding Heart di Roberto Minervini).

Manu, la protagonista del romanzo Gli ipocriti (Chiarelettere), ha 15 anni ed è alla disperata ricerca di un posto nel mondo: legata a un gruppo religioso anonimamente chiamato il “movimento”, che i suoi genitori frequentano con grande zelo, salvo poi avere entrambi una vita segreta non proprio cristallina, se la prende con quest’ultimi, gli “ipocriti”. Ma alla fine, nonostante tutto, decide di fare ritorno al movimento: “Perché io sono del movimento. Anzi, sono molto del movimento. Poco cattolica (non so esattamente cosa vuol dire), pochissimo cristiana (pure di questo ne so poco), e credente, boh, credo proprio di no. Però, anche in mezzo a dubbi e voglia di fuggire, mi sento soprattutto del movimento, ecco. Per essere precisi né poco né molto, del movimento punto e basta”.