Libri che rischiano di sparire (appena nati). Il secondo romanzo di Veronica Raimo

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Questo pezzo è uscito sul manifesto. (Immagine: Henri Cartier Bresson.)

Anche se sempre più rari sembrano i romanzieri capaci di realizzare personaggi incisivi, vivi, a tutto tondo, personaggi con cui continuare a dialogare a libro chiuso (personaggi-uomo, diceva un critico famoso del secolo scorso), il pubblico continua a esserne avido, come dimostra il successo delle serie tv americane dove gli autori hanno tutto il tempo e l’agio di cesellare una complessa fisionomia morale (vedi un Don Draper, o un Walter White). C’è da rallegrarsi quando qualcosa del genere accade in un libro, specie se italiano. Quando l’imperativo della trama cede alla profondità del carattere ed è il personaggio a determinare lo sviluppo dell’azione, non viceversa, come spesso succede. È il caso di Tutte le feste di domani, il secondo romanzo di Veronica Raimo.

Made in Europe

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Questo pezzo completa il discorso di un mio analogo uscito qualche giorno fa su Repubblica. Inizia allo stesso modo, ma poi approfondisce altri aspetti che per questioni di spazio non entravano nello spazio del quotidiano. (Immagine: Jasper Johns.)

A quale idea di cultura ci aspettiamo che l’Europa si aggrappi nella stagione in cui le sue fondamenta economiche (nonché l’idea stessa di una casa comune) sono scosse come mai era successo dal dopoguerra? Ed è lecito attendere segnali interrogando quel veritiero specchio deformante che è ancora la letteratura d’invenzione?

Come non di rado accade, preziosi indizi sono disseminati dove non ci aspetteremmo di trovarli, cioè fuori dal nostro continente. Pensieri selvaggi a Buenos Aires, l’ultimo libro di Alberto Arbasino, è uno scrigno che contiene tra le altre cose un dialogo con Jorge Luis Borges risalente al 1977. Dopo aver ricordato Robert Louis Stevenson, che giunto in California dichiarò “eccomi alla frontiera della cultura occidentale”, lo scrittore argentino, incalzato da Arbasino (“Ma lei si aspetta qualcosa dall’Europa?”), spiazza il lettore e forse meno l’interlocutore: “Mi aspetto tutto dall’Europa. Cosa ci si può aspettare dalla periferia? Periferia sono anche America e Russia. Noi facciamo di tutto per aiutarvi. Spero che tutto l’Occidente sia un po’ uno specchio eterno dell’Europa. Tocca a voi salvarvi, e salvarci anche”.

Una specie di santità. Le confessioni di Cheever nei diari

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Questo pezzo è uscito su Orwell.

«“Le cose non vanno bene,” dico io. “Non capisco di che parli,” dice lei. “Secondo te è così che dovrebbero vivere insieme un uomo e una donna?” dico io. “No,” dice lei. “Bene allora, parliamo”. Lei ha il viso tirato e pallido, gli occhi non sporgenti ma brillanti, le sopracciglia ben alzate. “Tu distruggi tutto quello che ami,” dice lei. “Io amo i miei figli,” dico io, “e non li ho distrutti.” “I ragazzi lasciamoli fuori,” dice lei. “Amo i miei amici,” dico io. “Tu non hai amici,” dice lei». Per i lettori italiani, il 2012 potrebbe essere ricordato come l’anno di John Cheever.

Dopo i primi libri già editi da Fandango, prima dell’estate Feltrinelli ha pubblicato I racconti di Cheever, un paradiso per chi ama la letteratura americana del novecento. A completare i testi sacri di Cheever, ora è arrivato anche il volume che raccoglie i diari, Una specie di solitudine (Feltrinelli, pp. 504, euro 20). Proiezioni dello scrittore nascosto sotto i suoi personaggi (nei racconti), e la nuda intimità della sua identità (nei diari). Il mondo come lo sognava, e la realtà indocile che gli si manifestò nella vita.

Il meglio di Pagina 3: settimana dal 19 al 23 novembre 2012

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Oggi parte una nuova rubrica in collaborazione con Pagina 3, la rassegna stampa culturale di Radio3. Tutti i venerdì minima&moralia selezionerà gli articoli più significativi tra quelli letti ogni mattina in radio dai conduttori di Pagina 3 e ve li segnalerà. In questo modo cercheremo di offrire una panoramica su quello che è stato il dibattito culturale italiano nel corso della settimana. Il conduttore del mese di novembre è Edoardo Camurri. Un ringraziamento particolare a Radio3 e a Marino Sinibaldi. (Immagine: Maria Friberg, Still Lives.)

Romanzi che assomigliano a serie televisive

di Nicola Lagioia Pubblico su minima&moralia questo pezzo su Jonathan Franzen uscito ormai parecchi mesi fa per «Il Sole 24 Ore» insieme a un pezzo sulle serie tv uscito la scorsa settimana per «Il Venerdì di Repubblica» poiché mi sembra che si affronti, da punti di vista speculari, il medesimo problema. Ho preferito postare su internet […]