Il realismo estremo del nuovo cinema italiano

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Questo articolo è uscito su Repubblica.

di Emiliano Morreale

Ormai da qualche anno, nel cinema italiano (ma anche in certa narrativa, e nelle serie tv) si affaccia un’Italia non solo marginale, ma soprattutto degradata, criminale, senza speranza. E spesso molto cattiva. Le bande di Gomorra – la serie, quelle di Suburra (film e prossima serie). L’anno sorso, l’avvocato finito nel gorgo di Perez di Edoardo De Angelis, e i palazzinari strozzini alle prese con escort fatali (Senza nessuna pietà di Michele Alhaique). Più indietro, tra gli altri, poliziotti violenti contro ultrà (Acab), bande di disperati che tentano il colpo attraverso le fogne (Take Five), adolescenze nella mafia russa (Educazione siberiana), e ancora poliziotti spacciatori (Henry di Alessandro Piva), immigrati spacciatori (La-bas di Guido Lombardi), pugili che si salvano dall’ambiente camorristico (Tatanka di Giuseppe Gagliardi)… Ultimo arrivato, Lo chiamavano Jeeg Robot, con Santamaria rapinatore-supereroe contro lo Zingaro interpretato da Luca Marinelli.

Futuro lumpen

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Protagonista e voce narrante di un piccolo importante romanzo dell’amatissimo Roberto Bolaño (Un romanzetto lumpen, l’ultimo pubblicato in vita che torna in libreria per Adelphi in una nuova traduzione), Bianca è una ragazza che insieme al fratello perde entrambi i genitori in un incidente d’auto. La storia dei due adolescenti orfani, interamente ambientata in una pasoliniana Roma di periferia, torna oggi nel film Il futuro, diretto dalla regista cilena Alicia Scherson. Primo e unico lungometraggio tratto da un romanzo di Bolaño, nato da una coproduzione tra Cile, Germania, Spagna e Italia (Movimento Film), Il futuro è stato presentato lo scorso gennaio al Sundance Festival e uscirà nelle sale italiane il 19 settembre.