La più faticosa delle scienze: “Il cacciatore di piante” di Whittle

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Questa recensione è uscita sul Venerdì, che ringraziamo (fonte immagine).

«Quale lavoro è più arduo, quale scienza più faticosa della botanica?», si domandava Carlo Linneo ragionando su una disciplina che già a metà ’700 avvertiva come poco o per nulla riconosciuta in tutta la sua importanza. Ciò che il grande naturalista svedese evidenziava era proprio la difficoltà a rendere percepibile e condiviso il nesso tra l’audacia e l’attrazione nei confronti del mondo arboreo. Un legame, va detto, non proprio immediato, tant’è che, nella maggior parte dei casi, dell’evoluzione della botanica si sa ben poco.

Raccontare il dolore: “I miei piccoli dispiaceri” di Miriam Toews

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La bella copertina, disegnata da Lorenzo Lanzi, mostra una scena impossibile, surrealistica e allo stesso tempo famigliare. Un gruppo di passeri – chi canta, chi plana, chi si poggia, chi vola – sopra la misura di un pentagramma musicale. È un’allegoria esatta di ciò che racchiude, un’immagine che copre e rivela «qualcosa di potente» – per usare le sue stesse parole – come «l’abbraccio forte e stretto di un estraneo». Qualcosa di potente come il sesto romanzo di Miriam Toews, canadese cresciuta a Steinbach in una comunità mennonita di stampo patriarcale. Si intitola I miei piccoli dispiaceri (All My Puny Sorrows), da un verso della poesia di S.T. Coleridge To a Friend, together with an Unfinished Poem; lo ha tradotto Maurizia Balmelli per Marcos y Marcos.