Persone normali di Sally Rooney, il grande romanzo (d’amore?) di una ventenne

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di Valentina Berengo

I grandi romanzi non sono mai romanzi di genere. Nessuno si sognerebbe di definire Cime tempestose o Anna Karenina romanzi d’amore, o non solo. Anche se, a volerne raccontare la trama, il sentimento che ne pervade le pagine, nelle sue più complesse declinazioni, è proprio quel moto irrazionale dell’animo che, forse, è la prima spinta propulsiva della vita. I grandi romanzi sono un universo racchiuso in una scatola senza fondo, e Persone normali (Einaudi 2019, traduzione di Maurizia Balmelli) di Sally Rooney, scrittrice irlandese classe 1991, trasmette al lettore esattamente questa sensazione: che sotto ci sia sempre qualcosa, che però sfugge, restituendo la complicazione delle relazioni umane.

Parlarne tra amici. Cosa racconta Sally Rooney

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di Francesca Massarenti

(questo pezzo contiene diversi spoiler)

Sally Rooney ama descrivere la qualità dell’aria. Spesso, in Conversations with Friends, la rende visibile abbinandone la consistenza al colore. Non sembra fare lo stesso, è stato notato, con l’atmosfera digitale che tiene in piedi i dialoghi del suo romanzo: neanche un selfie, mai una batteria scarica. Quando nominare le corporation dei social (a costo di fare pubblicità gratuita) ha un senso narrativo, però, Rooney non esita a farlo. La “sfida affascinante” per chi scrive oggi, spiega, è “rendere letterario il tempo sprecato su Facebook, […] elevarlo a qualcosa di bello o di emozionante.” Conversations resta comunque stracolmo di tecnologie: CD abbandonati nel cruscotto, romanzi tascabili lasciati in mano altrui, sonde a ultrasuoni che fotografano uteri vuoti, noodles istantanei, ibuprofene e paracetamolo. E pure telefoni che mandano email, link di video condivisibili su più piattaforme, e il concetto di swipe right, che però non costituiscono, da soli,tutto il sistema su cui si appoggiano relazioni e dialoghi.