La danza dei corvi: la magia primordiale della Sardegna

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Questo testo, assieme ad uno scritto di Marcello Fois, fa da introduzione a La Danza dei Corvi di Manuelle Z. Mureddu, edito da Betistoria, libera trasposizione a fumetti de Il Giorno del Giudizio di Salvatore Satta (Adelphi).

La Danza dei Corvi di Manuelle Mureddu è un atto d’amore.

In primo luogo, un atto d’amore nei confronti di una terra, la Sardegna, isola dal fascino irriducibilmente magico, in cui Madre Natura mostra parrossisticamente i suoi due volti archetipici: lo splendore e la durezza. Terra gravida di memorie primordiali, codici ancestrali, segrete mappe danzanti di luce nelle tenebre del dolore umano. Un crocevia di antiche energie sotteranee, straziante e paradisiaco nel conchiuso microcosmo geografico visitato d’estate da mandrie di turisti ignari. Più in particolare, il libro è un atto d’amore nei confronti di una città, Nuoro, luogo pregno di precipitati storici.

Chiese, moderne e diroccate, e nuraghi, segnano il volto architettonico di un teatro di storie contrastanti, tremende carestie e fiere rivolte, influenze romane e dominazioni spagnole, regni estranei che non hanno scalfito la granitica identità dei locali.

La poesia che s’intravede dentro Die, l’album di Iosonouncane

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(fonte immagine)

di Nicolò Porcelluzzi

Comprensione del testo

Manca ancora qualcosa alla fine di questo 2015 ma c’è un disco che, già in piena estate, si è imposto come serio candidato a Disco Italiano dell’Anno. Parlo di Die, di Iosonouncane. Non voglio parlare del panorama musicale contemporaneo, ma dell’ambizione letteraria del disco. I testi, in poche parole. Come se fossimo nel 2025 e Die fosse già canonizzato. Non uno sforzo eccessivo, per quanto mi riguarda.