Sudismo e meridionalismo

Rothko

Questo pezzo è uscito sul Corriere del Mezzogiorno. (Immagine: Untitled, Mark Rothko)

Una cosa è il sudismo, altra cosa è il meridionalismo. Nel recente dibattito alimentato sulle pagine del “Corriere del Mezzogiorno” da vari fattori (l’uscita del libro di Emanuele Felice “Perché il Sud è rimasto indietro”, la scarsa attenzione mostrata verso la “questione meridionale” da parte del neopremier Renzi, il persistere di indicatori come quello sulla disoccupazione giovanile che inchiodano le regioni meridionali), la distinzione sembra essere evidente. Eppure su scala nazionale, nonché in molte parti del Sud, è andata smarrita.

È giusto sottolineare come compito delle coscienze critiche di questa parte del paese sia innanzitutto quello di individuare non le responsabilità “del” Sud, bensì quelle rintracciabili “nel” Sud. È stata questa la lezione del meridionalismo migliore, quello di Salvemini, Dorso, Sturzo, Manlio Rossi-Doria, Tommaso Fiore, teso a decostruire un realtà non monolitica e ad analizzare innanzitutto le colpe delle classi dirigenti locali, della “borghesia lazzarona”, dei tanti azzeccagarbugli annidati sotto lo status quo, della politica ingessata dal trasformismo dei cacicchi e dei viceré. Non perché le colpe siano solo “nel” Sud, ma per il semplice fatto che ogni critica dell’esistente deve sempre partire da sé, dalla necessaria anticamera dell’autocritica.

Le lettere di Sacco e Vanzetti

Sacco-e-Vanzetti

Ottantacinque anni fa, nell’agosto del 1927, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vennero giustiziati sulla sedia elettrica. Nel 1920, i due anarchici italiani erano stati arrestati, perché accusati di due rapine e di un duplice omicidio che non avevano commesso. Nei sette anni tra l’arresto e l’esecuzione si sviluppò un’amplissima campagna di opinione internazionale per la revisione del processo e la loro liberazione. Oggi noi sappiamo che non solo Sacco e Vanzetti erano innocenti, ma che quel processo fu un clamoroso errore giudiziario, in parte prodotto dall’isteria americana per il terrore dei radicali, unito alle paure per i “pericoli” dell’immigrazione italiana.