Cosa non funziona in “The English Game”

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di Luca Todarello

Nel 1905 Alexander Bassano, fotografo dell’alta società inglese del XIX secolo (suo è anche lo scatto utilizzato da Alfred Leete per Lord Kitchener Wants You, manifesto britannico per il reclutamento di anime per la Grande guerra), immortala in uno scatto Lord Arthur Fitzgerald Kinnaird, ultimo discendente di una ricca famiglia di banchieri anglosassoni.

Si tratta probabilmente di uno dei primi lavori che un artista dedica alla celebrazione di un calciatore: Lord Kinnaird è stato infatti una stella del calcio dei pionieri e sarà anche presidente della FA, la Football Association inglese, per ben trentatré anni.

La pratica viene prima della teoria

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Pubblichiamo un’intervista di Nicola Ruganti e Nicola Villa, uscita sul numero 11 della rivista Gli Asini, a Sandro Bonvissuto. (Immagine: Paul Klee.)

di Sandro Bonvissuto

incontro con Nicola Ruganti e Nicola Villa

 Il sintagma perfetto

La mia regola, una regola che vale, del resto, per tutte le cose della vita, è questa: togliere invece che aggiungere. Da un punto di vista stilistico perseguo proprio la sottrazione e non mi stancherò mai di ripeterlo, perché il sintagma perfetto è il massimo del senso e il minimo delle parole necessarie a esprimerlo. Non credo serva accumulare nella scrittura, poiché la forza dell’autore è quella di cogliere un pensiero in modo dritto, giusto e asciutto, il resto è un’arcadia. La sfida di questo mio Dentro è stata riuscire a consegnare un’opera che rispettasse questa regola del “togliere”.

Libri contro muri

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Pubblichiamo una recensione di Carlo Mazza Galanti, uscita su «Alias», su «Dentro» di Sandro Bonvissuto (Einaudi).

“Sandro Bonvissuto ha quarantadue anni, fa il cameriere in un’osteria romana ed è laureato in filosofia”: la brevissima presentazione sulla quarta di copertina di Dentro introduce subito alla stringatezza di questo autore che esordisce “più o meno” già maturo e direttamente nel bianco prestigioso dei supercoralli einaudiani. I quali già da un po’, a pensarci, non tiravano fuori qualcosa di così nuovo, buono e interessante. “Più o meno”, perché in fondo al risvolto la “bio” si allunga e scopriamo che un paio di anni fa Bonvissuto pubblicò per un piccolo editore una raccolta di racconti che non fu mai distribuita, di cui aspettiamo la riproposta: i tre racconti compresi nel suo quasi esordio sono infatti, in buona parte, piccole perle di misura e ponderatezza letteraria. Verrebbe da pensare a certo minimalismo che via Giulio Mozzi ha preso abbastanza piede qui da noi e di cui l’ultima e più convincente incarnazione è, a mio parere, quella di Giorgio Falco. Ma Bonvissuto è un quarantaduenne laureto in filosofia che lavora in un osteria romana e non mi stupirei se ci tenesse a rivendicare una certa indifferenza, o quanto meno indipendenza, rispetto a tendenze e combriccole editoriali magari preferendo ascrivere la sua asciuttezza di stile ad altre e alte sfere, persino filosofiche perché no.