Apocalisse Manga

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Questo articolo è uscito sul numero 33 del magazine di Artribune, che ringraziamo.

di Santa Nastro

Qualcuno ha definito gli attuali trenta-quarantenni una generazione di bamboccioni. Ed è un tema ricorrente quello dei giovani (gli stessi che peraltro oggi si trovano a combattere, non senza un po’ di sgomento i primi capelli bianchi, guardandosi allo specchio) che non possono affrontare la realtà perché non hanno il senso del sacrificio, né quello del vivere quotidiano: questi ex-ragazzi sono per i coetanei dei loro genitori maleducati, superficiali, poco pragmatici e poco redditizi. Non sanno guadagnare, non sanno costruire, non sanno riparare, non sanno manutenere: il mondo e ciò che sta accadendo – ma cosa sta accadendo poi? – gli riserverà qualche sorpresa.

Ma quello che i nostri padri e madri non sanno è che la nostra generazione ha, invece, già prodotto durante l’infanzia gli anticorpi all’Apocalisse attraverso un addestramento durissimo. A offrircelo non sono stati i nostri insegnanti, né i ragazzi più grandi; a renderci robusti e avvezzi al disastro non ci hanno pensato le delusioni, né le famiglie. Sono stati, invece, i giapponesi.

Manifesta11: Angela Vanini, 400-euros jobs

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Questo pezzo è uscito su Artribune.

di Christian Caliandro e Santa Nastro

Pittrice italiana, napoletana, a diciassette anni e mezzo si è trasferita in Germania con i genitori. Ha iniziato a dipingere nei suoi vent’anni, e da diciotto prova ad iscriversi all’Accademia di Stoccarda: non ce l’ha mai fatta, l’hanno sempre rifiutata.

Una volta arrivata nel suo nuovo Paese, voleva guadagnare (per poter tornare nella sua città, dai suoi amici): alla Camera del Lavoro le hanno detto che doveva fare la scuola di apprendistato, imparare un mestiere. Quali le alternative? Parrucchiera fioraia sarta: ha scelto la prima.

Sono trascorsi molti anni prima che riuscisse a integrarsi nella sua nuova città.

Intervista a Luigi Ontani. Del cinema, della provincia, dei curatori…

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Questo articolo è uscito su Artribune.

di Santa Nastro

Arte e cinema. Se ne è discusso il 1° dicembre al Cinema Trevi di Roma in un incontro a cura di Alessandra Mammì. In questa intervista Luigi Ontani racconta il suo rapporto con il cinema, e molto altro ancora.

Qual è il suo rapporto con l’immagine in movimento, dai primi video in Super 8 a oggi?

Il Super 8 è stato un momento avventuroso – ovviamente non l’unico nella mia vita. Aveva senso per me la dimensione del gioco, la ripetizione del gesto, il rito. Era anche un momento in cui, pur avendo già partecipato a molte mostre, non avevo ancora delle prospettive espositive precise. I primi Super 8 sono nati nel contesto di Palazzo Bentivoglio, dove le condizioni di ripresa erano simpaticamente dilettantesche. Ho però cercato di esprimere una mia idea in quei comportamenti. Con tutto l’amore per il cinema, tuttavia, non stavo pensando ad esso. Le mie erano già delle performance fatte e registrate come testimonianza sulla pellicola.

Gezi Park visto dagli Etcetera

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Questo pezzo è apparso su Artribune.

di Santa Nastro 

Giorni roventi a Istanbul. Per la società, ma anche per l’arte. Qual è il ruolo di quest’ultima e come sta interagendo il mondo della creatività con i ben noti movimenti di protesta? Ne abbiamo parlato con chi la Turchia la conosce bene, gli artisti del gruppo Etcetera che a Istanbul hanno vissuto a lungo e sono stati a Bologna in occasione del Premio Internazionale di Arte Partecipativa.

Per alcuni questa intervista potrebbe apparire un po’ fuori luogo dal momento che la nostra è una rivista d’arte e decidiamo di parlare di politica, con uno sguardo rivolto in particolare ai fatti di Istanbul. Perché invece chi la pensa così si sbaglia? Quale deve essere il ruolo dell’arte nello scenario dell’attualità?

Wow… L’arte per l’arte non ha in se stessa un ruolo specifico, così come altre espressioni umane – la scienza, la medicina, la filosofia – è un esercizio. Il ruolo, in ogni caso, appartiene al soggetto, al gruppo, o alla società che produce questa forma di arte. Un’altra cosa è la funzione sociale dell’arte quando questa eccede i limiti della rappresentazione, quando trasforma se stessa e diventa un oggetto pubblico, una materialità costruita per tutti.