L’altro bambino: un estratto

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Pubblichiamo un estratto dal libro di Joy Williams L’altro bambino, uscito da pochi giorni per Black Coffee. Si tratta delle prime primissime pagine del  romanzo Ringraziamo editore e autrice. La traduzione è di Sara Reggiani.

di Joy Williams

C’era una giovane donna seduta nel bar. Si chiamava Pearl. Beveva gin tonic e reggeva un neonato nell’incavo del braccio destro. Il neonato aveva due mesi e si chiamava Sam.

Il bar non era male. Persone qualunque le sedevano intorno mangiando pretzel. Era pubblicizzato come un ambiente fresco e lo era. Dal centro della vetrina pendeva un orso polare di vetro cristallo. Fuori c’era la Florida. Dall’altra parte della strada sorgeva un grande centro commerciale bianco, pieno di auto bianche. Un’aria bianca e pesante penzolava dall’alto, scomposta in strati visibili. Pearl li distingueva molto nitidamente. Lo strato centrale era tutto sogno, equivoco e responsabilità. In cima le cose si muovevano con maggiore arroganza ed energia, ma al fondo di tutto c’era il moto perpetuo del presente. Era il presente, lo era stato in passato e lo sarebbe sempre stato in futuro. Pearl ne era consapevole. Questo, in genere, la rendeva alquanto passiva e incerta.

Last days of California di Mary Miller

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Questa recensione è uscita sul Mucchio, che ringraziamo.

In una scena piuttosto famosa de Le vergini suicide, Cecilia Lisbon risponde al dottore che lui non è mai stato una ragazza di tredici anni; quello che è successo prima – i polsi, l’acqua rosa della vasca –  resteranno sempre una questione opaca agli occhi di quell’uomo, immobile ai piedi del letto.

Mary Miller, invece, una ragazza lo è stata e lo ricorda con così tanta accuratezza che la sua voce di autrice scompare dentro le parole di Jess, torna ad avere quindici anni e un corpo che ancora non le assomiglia. Jess in tasca ha un cellulare che non squilla mai, neanche adesso che i suoi genitori hanno costretto lei e la sorella Elise in un viaggio dall’Alabama alla California, nella direzione di qualche salvezza spirituale, o forse di un’apocalisse che metta fine a tutto.