Storie, storie delle mie brame. I fratelli Grimm: la morale è nella bellezza

Urliburlebù

In occasione del bicentenario dell’uscita della prima edizione del primo volume delle fiabe dei fratelli Grimm pubblichiamo un articolo di Emilia Zazza uscito su Orwell. (Immagine: Fabian Negrin.)

di Emilia Zazza

Se c’è una cosa che i bambini non sopportano è che si faccia loro la morale. “(…) quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito, quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto(…)”. È il 1813 e a parlare non è un pedagogo visionario dell’epoca, ma un filologo, Jacob Grimm, autore, con il fratello Wilhelm, della famosa raccolta di Fiabe, forse la più famosa al mondo, che in una lettera, immediatamente prima, si chiedeva: “Le fiabe per i bambini sono mai state davvero concepite per i bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro”. Con queste parole Jacob interveniva, a sostegno del fratello, in una discussione suscitata dalla pubblicazione della prima edizione del primo volume del loro Kinder und Hausmärchen, avvenuta nel 1812,  seguita poi nel 1815 dal secondo volume.

#DirettaSalone – Lunedì 14 maggio

Aspettando Alex – sala gialla – ore 18
di Daniele Manusia

La Sala Gialla (Padiglione 3) dove fuori programma è stato deciso di presentare il nuovo libro dell’ormai ex-capitano bianconero Del Piero (dal paradossale titolo: Giochiamo ancora, Mondadori), era piena già un’ora prima dell’inizio dell’evento. Quando arrivo io la porta è chiusa, ma intorno a me c’è ancora la speranza che lascino entrare qualcuno.