Generazione afropolitan

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.
“Perché non ti sembro africana?”, dice uno dei personaggi del nuovo romanzo di Chimananda Ngozi Adichie, la più celebre e amata autrice nigeriana della sua generazione, almeno in Occidente. “Perché hai una camicetta troppo stretta”, commenta la sua interlocutrice. “Credevo che venissi da Trinidad o un posto del genere. Devi fare attenzione, o l’America ti corromperà”.

A dir poco complicato, per noi occidentali, capire la confusione identitaria di chi ha lasciato l’Africa per gli Stati Uniti o l’Europa, ma che in Africa continua a tornarci, continua a scriverne e a considerarla in qualche modo “casa”. Tale il disorientamento e l’assenza di terminologia per gli artisti cresciuti a cavallo di queste due culture – tra antichissime tradizioni e jeans aderenti, tra la voglia irrefrenabile di scappare da un paese corrotto e disfunzionale e il desiderio inequivocabile di tornare in un continente in crescita economica e culturale – che sono nati addirittura alcuni neologismi.