Cercare, sempre, l’umanità: intervista a Etgar Keret

etgar_keret_032812_620pxb

Questo articolo è uscito sul dorso toscano del Corriere della Sera, che ringraziamo. Etgar Keret, tra i maggiori scrittori israeliani, dopo la finale al Premio Von Rezzori 2013 con All’improvviso bussano alla porta (Feltrinelli), e nuovamente uscito per Feltrinelli l’anno scorso con Sette anni di felicità, è tornato al premio, incaricato stavolta della tradizionale lectio […]

Fame di realtà e l’inattualità della narrazione lineare

i cavalieri dello zodiaco

Carlotta Susca prende spunto da «Fame di realtà» di David Shields e ci propone il suo punto di vista su che cosa «si dovrebbe» scrivere oggi.

di Carlotta Susca

C’è un momento, nell’adolescenza di tutti noi, in cui abbiamo frequentato comitive di persone che non conoscevamo benissimo. Amici di amici, compagni di classe del liceo, gruppi a cui ci siamo affiliati per seguire i nostri primi segreti amori, poi rivelatisi inevitabilmente disastrosi. In questi periodi di iniziazione crudeli e indimenticabili, poi opportunamente romanzati e trasformati dall’azione narrativa della nostra memoria, quasi sempre potremo isolare il momento dei cartoni animati condivisi. Nella variante più comune dalle mie parti si trattava di cantare a turno una sigla per intero, senza sbagliare le parole, accompagnati dal coro di chi non riusciva a trattenersi dall’entusiastico trasporto che la malinconia del felice tempo andato dell’infanzia alimentava.

Bronx & Poetry

di Tiziana Lo Porto Si chiama To Be Heard (www.tobeheard.org) ed è un documentario girato nel Bronx che racconta le storie (vere) di tre adolescenti a cui la poesia ha cambiato la vita. Girato in quattro anni, e presentato nei mesi scorsi a festival del cinema e del documentario di mezza America (incassando anche parecchi premi e […]

Show. Don’t tell

flannery

Questo articolo è uscito per il Messaggero.

“Mostri queste cose e non avrà bisogno di dirle”. Il consiglio di scrittura, in una lettera di oltre cinquant’anni fa, è di Flannery O’Connor. Oggi nessuna scuola di scrittura creativa farebbe a meno di ripeterlo. Mostrare, non dire: “Show. Don’t tell” per chiunque segua corsi e maestri è una legge scritta a caratteri indelebili che nessuno si sogna neppure di tradurre.

Questa comunicazione non è affatto così semplice

La storia è nota ai più. Nel 1936, durante la il periodo della Grande Depressione americana, un fotografo e un giornalista-scrittore vengono inviati in Alabama per conto del Governo e di una testata giornalistica, al fine di conoscere e testimoniare la vita dei fittavoli coltivatori di cotone nelle zone del Sud degli Stati Uniti. Ma accade che il reportage si trasformi in una grande avventura morale, e che venga più volte rifiutato dagli stessi committenti, fino a vedere le stampe nel 1941 con il titolo Sia lode ora a uomini di fama, e fino a diventare un esperimento assolutamente unico nella storia del reportage giornalistico.

Il romanzo graffito

Esiste la scrittura ed esiste il graffito. Se la scrittura può essere considerata un’evoluzione del graffito, una sua formalizzazione articolata, l’iscrizione rupestre che è diventata adulta, il graffito è invece in sé scalfittura, lesione stilizzata, la scrittura prima della scrittura. Un’espressione che si colloca tra introversione ed esigenza di sfogo, un segno ininterrottamente in lotta con il limite della materia.

Intervista a Silvia Pareschi, traduttrice di Jonathan Franzen

Silvia Pareschi racconta l’esperienza di tradurre Jonathan Franzen. Estratto di un’intervista pubblicata su Studio, bimestrale di approfondimento culturale, fresco di uscita.

di Fabio Guarnaccia

Lo scorso settembre, sulla scia delle prime critiche a Freedom, ho sentito il bisogno di rileggere Le correzioni. Nonostante lo avessi amato moltissimo, non mi era più capitato di leggere Franzen, fatta eccezione per qualche saggio. A parte confermare l’entusiasmo provato anni prima, la rilettura aveva messo in moto altro.

Arbasino e Rothko

rothko_no_61201953

Questo articolo è uscito sul Sole 24 Ore

di Gianluigi Ricuperati

Un giorno di qualche decennio fa Alberto Arbasino partecipò a una festa nello studio di uno dei più possenti artisti dell’era contemporanea. Accade
va a New York, verso la fine degli anni sessanta, al 157 di East 69 Street – indirizzo presso cui si era trasferito Mark Rothko

Seminario sui luoghi comuni

35. Pedinare e essere pedinati
di Francesco Pacifico

Indebitato, sotto processo, il proprietario terriero Vel’caninov non fa che incontrare per strada un ometto inquietante che gli ricorda qualcosa… ma Vel’caninov non riesce a ricordare cosa. Sono le prime scene de L’eterno marito, splendido romanzo breve del Dostoevskij seconda fase, e l’ometto si rivelerà essere il marito della sua vecchia amante, da poco morta: fra i due uomini, di lì a poco, si svilupperà una morbosa simbiosi

Seminario sui luoghi comuni

34. L’uomo-cane e l’uomo-macchina

di Francesco Pacifico

Da una novella di Thomas Mann un brano che sembra calmo e ben conciliato con la vita, che poi si complica dicendo qualcosa sull’Uomo, però senza perdere quella calma. Il narratore è un uomo che guarda un bel paesaggio di fiume e cascata, in compagnia del proprio cane Bauschan.