Gli scrittori a scuola

insegnanti, il più e il meglio

Pubblichiamo un estratto da “Insegnanti (il più e il meglio)” di Roberto Contu, edito da Aguaplano, che ringraziamo. di Roberto Contu Qualche volta capita che a scuola vengano invitati scrittori a parlare del proprio libro. Si tratta di una buona opportunità, anche per il sottoscritto: ogni anno cerco di organizzare almeno un paio di incontri […]

Lo sviluppo di un paese passa per l’educazione linguistica: contro la lettera dei 600 e la nostalgia di una scuola classista

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di Simone Giusti e Christian Raimo Puntuale come una festa patronale è arrivato qualche giorno fa l’intervento polemico sul declino scolastico dei ragazzi di oggi. Il Gruppo di Firenze, un piccolo novero eterogeneo e informale che si dichiara “per la scuola del merito e della responsabilità”, ha chiamato a raccolta seicento professori universitari, tra cui […]

La pagliacciata della scuola

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Stamattina alle 6 e 50 circa ero alla stazione Termini: ho acquistato una copia di Repubblica e ho preso al volo il treno per Frosinone che stava partendo. Sulla prima, la seconda e la terza di Repubblica campeggiava un lungo pezzo con le prime linee guida, le anticipazioni come dire sulla “rivoluzione non una riforma” della scuola che il ministro Giannini e il premier presenteranno venerdì. «Renzi ha annunciato una sorpresa e non sono qui per rovinarla»: Concita De Gregorio era ieri a Rimini e ha raccolto le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione alla platea di CL.

Docenti di lingua-cultura italiana, precari e bistrattati all’estero

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[Visto l’interesse comune per le tematiche trattate, questo articolo viene pubblicato oggi anche su Carmilla e La poesia e lo spirito/Viva la scuola].

di Fabrizio Lorusso

Nel dibattito sul precariato e il riconoscimento della professionalità dei docenti d’italiano come lingua seconda o straniera – L2 o LS – sono pochi i contributi sulle istituzioni italiane all’estero, in particolare sugli Istituti Italiani di Cultura (IIC). Il caso specifico che intendo descrivere riguarda la precarietà imperante a livello lavorativo nell’Istituto di Città del Messico, un esempio rappresentativo di un deterioramento comune a molte altre sedi estere. Sebbene esistano in Italia e all’estero condizioni di sfruttamento ben peggiori di quelle che riguardano i precari della cultura e dell’insegnamento, la situazione di queste categorie, scarsamente riconosciute in termini professionali, resta preoccupante. E riflette quella generale del mondo del lavoro in un paese con la disoccupazione al 13% in cui la caduta quasi trentennale del potere d’acquisto dei salari e la presenza di un esercito crescente di “riservisti” hanno compresso stipendi e diritti.

Camere separate: l’ottusità studiata a tavolino delle classi-ponte

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Ringraziamo (e vi invitiamo ad acquistare e leggere) la rivista di educazione e intervento sociale Gli Asini, sul cui ultimo numero, appena uscito, c’è tra le altre cose questo pezzo sulle cosiddette classi-ponte. di Gianluca D’Errico Immagina/1 Vi chiedo uno sforzo di immaginazione. Immaginate di essere un ragazzo di dodici anni; che vostro padre, disoccupato […]

Liceo in quattro anni? Trovateci del buono in quest’idea.

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Questo articolo è stato pubblicato in una versione leggermente diversa qui. di Francesca Coin e Alessandro Ferretti È di qualche giorno fa la proposta del Ministro dell’istruzione inglese Michael Gove di estendere la scuola a 51 settimane e abolire le vacanze estive per bimbi e ragazzi, perché “in estremo oriente studiano di più e sono […]

Isole a Gomorra e Classismo ex cathedra – un lungo pezzo di Giuseppe Montesano sulla scuola

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Ringraziamo (e vi invitiamo ad acquistare e leggere) la rivista di educazione e intervento sociale Gli Asini, per averci concesso di pubblicare questo lungo pezzo di Giuseppe Montesano sulla scuola che, uscito qualche tempo fa, mi sembra ancora molto attuale. di Giuseppe Montesano Io sono un privilegiato: insegnando al liceo la mia platea è diversa da […]

La dannosa fuffa delle competenze

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di Christian Raimo Quando si parla del mondo del lavoro e del mondo della scuola sembra sempre che si parli di due questioni totalmente distinte. E invece, nell’Italia con il Pil che crolla, nel mare magnum delle fugacissime questioni estive, ci sono un paio di notizie che si accoppiano per farci capire come dobbiamo immaginarci […]

Il minuto di silenzio

StefanoGraziani Mare

Cade quasi ogni anno, ormai. Puntuale nel suo completo nero.

Durante il liceo ne vissi solamente uno: nel parcheggio di un parco cittadino un ragazzo di vent’anni aveva sparato alla sua ex e poi si era suicidato. La professoressa di storia e filosofia pretese il minuto di silenzio, anche se il Comune non lo aveva imposto agli istituti scolastici. Lo gestimmo da soli, in classe. Lo ricordo, ma non ricordo cosa pensai durante quel minuto. Credo niente. Sapevo già che non bisogna uccidere; che bisogna rispettare le scelte degli altri anche quando ci feriscono; che bisogna riuscire a sopportare questi dolori senza renderli immensi. «Che l’amore non è possesso», come disse l’ingegnere con la faccia da Romano Prodi che ci insegnava religione. Lo presi come un minuto di raccoglimento laico in ricordo di due persone che non avevo conosciuto.

Brechtdance

John-Stezaker

Le pagine che seguono sono tratte da Brechtdance, uno dei racconti contenuti in Tutto quello che posso (minimum fax, 2005) di Giordano Meacci. Il racconto, ambientato nel 2014, è stato scritto tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004. A nove anni dalla stesura definitiva, vale forse la pena rileggere alcune descrizioni allora-future che ci riguardano adesso. Anche solo per vedere cosa c’è e cosa ancora manca. (Immagine: John Stezaker.)

di Giordano Meacci

[Da Brechtdance, in Tutto quello che posso, pp. 120-24]

[…]

«Tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, dopo anni di prove generali, la Riforma della scuola riuscì a dare l’ultima spallata al sistema già traballante dell’istruzione pubblica, dimezzando di nuovo i fondi per la ricerca e l’insegnamento e causando smottamenti progressivi dalla prima elementare fino all’ultima sessione universitaria.

Il progetto “equiparazione totale”, varato dal ministero, prevedeva un accorpamento (e un insediamento) indiscriminato dei docenti delle scuole private nelle scuole pubbliche; e trasformava in insegnante di ruolo chiunque avesse avuto, per almeno tre anni consecutivi, una “nomina attiva” in una qualunque scuola italiana “autorizzata a impartire lezioni di ogni ordine e grado”.  Un’equiparazione totale, questa, che vide la colonizzazione selvaggia di tutte le cattedre pubbliche da parte di qualsiasi insegnante che – docente privato per ripiego o per consanguineità con i presidi d’istituto non aveva importanza – avesse educato per “non meno di due ore alla settimana” una scolaresca di “sette persone o più”. A discapito, ovviamente, di tutti i precari pubblici, anche vincitori (o piazzati) del concorso del 1999, che – non ancora “di ruolo” – si videro scavalcati dai loro colleghi “più in linea con il nuovo corso meritocratico della storia”.