Ricordo di Eduardo Galeano che non ha mai smesso di abitare né di scrivere dalle parti del cuore

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«Non ho un dio. Se lo avessi, gli chiederei di non farmi arrivare alla morte. Ho ancora molto da camminare. Ci sono lune alle quali non ho ancora abbaiato e soli che non mi hanno ancora acceso». Con o senza un dio, è arrivato un tumore al polmone e così è morto Eduardo Galeano, ieri mattina, nella stanza 503 dell’ospedale del Sindacato Medico di Montevideo. Dov’era nato il 3 settembre 1940, dov’era vissuto prima e dopo i lunghi anni d’esilio. Gli ultimi anni nel quartiere Malvin. Cenava spesso in un ristorante italiano, ai muri foto che lo ritraevano con Saramago, Skármeta, con il cantautore catalano Joan Manuel Serrat.

Il suo libro più famoso, Le vene aperte dell’America Latina , lo scrisse a 31 anni. Era un appassionato e documentato grido anticolonialista, partiva dal periodo precolombiano e arrivava alle multinazionali del petrolio e delle banane, a tutti quelli che avevano sfruttato le ricchezze di un continente lasciandolo sempre più povero, analfabeta, schiavo.

Salgado: l’infinito in bianco e nero

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Quando da bambini si osserva un quadro astratto, la prima considerazione, la più spontanea,  sarà quella di sentirsi capaci di realizzare un’opera simile per l’elementarità di linee, forme e colori. Tale slancio verrà prontamente smentito dall’adulto che spiegherà quanto quel reticolo geometrico, a prima vista riproducibile, sia in verità un punto di arrivo, che si lascia alle spalle decenni non solo di tecnica e pratica ma anche di speculazione. Anni consacrati all’osservazione e al conflitto, scanditi da panorami mimetici acquerellati e da moti di rabbia sociale. Soltanto a seguito di tali passaggi sarà possibile dedicarsi all’astrattismo. Non si tratta, ovviamente, di una regola valida per tutta la casistica e delle volte, di sicuro, la genesi artistica di un uomo avrà sottostato a dinamiche ben differenti. È certo, tuttavia, che, con le dovute variazioni, tale legge sia l’anima di numerose parabole d’arte e che spesso, per riuscire a sfiorare i vertici, sia davvero necessario abbracciare il sacrificio in ogni sua declinazione.