La strada per l’Open

IMG_5005 copy

Il diario di Fabio Severo dall’Australian Open è uscito un anno fa su Studio in cinque parti. Pubblichiamo la prima e in fondo al pezzo vi rimandiamo alle altre quattro puntate. (Immagine: Davidde Corran)

Arrivo a Melbourne Park per ritirare il mio accredito di sabato, nel giorno del terzo e ultimo turno di qualificazioni dell’Australian Open (AO). Il tabellone del singolare di un torneo del Grande Slam prevede 128 giocatori, di cui 104 accedono direttamente in virtù della loro classifica mondiale, 8 tramite wildcard che dànno accesso diretto nonostante il ranking insufficiente, e 16 tramite le qualificazioni, che a loro volta rappresentano un mini torneo di tre turni con un tabellone di 128 giocatori. Lascio l’ufficio accrediti munito di asciugamano ufficiale, ventilatore portatile e borraccia omaggio e mi ritrovo in un intrico di campi secondari da cui proviene il suono di decine di palline colpite quasi all’unisono, dietro teloni e piccoli spalti semivuoti.

Una settimana al Foro Italico

Screen shot 2013-05-29 at 1.12.28 PM

Vita quotidiana tra i campi degli Internazionali d’Italia, aspettando Parigi e le nuvole del Roland Garros

“Che sport di merda”. La versione nostrana dell’antico adagio “Tennis is unfair” viene pronunciata dagli spalti subito dietro di me, durante il match di secondo turno delle qualificazioni del singolare femminile tra la spagnola Anabel Medina Garrigues e la russa Yulia Putintseva. Avanti 5-1 e match point nel terzo set, la russa ha poi perso sei giochi di fila, finendo sconfitta in tre ore e quattro minuti in una partita che sembrava ormai vinta.

Pillole di saggezza dal Bronx

Patrice

Pubblichiamo un articolo di Tiziana Lo Porto, uscito su «D – La Repubblica delle Donne» sul libro di Patrice Evans «Negropedia. The Assimilated Negro’s Crash Course on the Modern Black Experience».

Il suo alter ego si chiama “The Assimilated Negro” (il negro integrato) che è anche il nome di un blog attivo dal 2005 in cui prende in giro i nuovi neri d’America (rapper, sportivi, politici, o gente comune) senza risparmiare se stesso. Lui è Patrice Evans, nero, nato nel Bronx nel 1976, diplomatosi nel Connecticut al Trinity College, e da lì rientrato alla base. Da New York tiene il suo blog, lavora per la webzine di sport e cultura pop Grantland.com, collabora con la rivista McSweeney’s, scrive rime rap per soldi e per diletto. Soprattutto, abita nell’America di Barack Obama, e la racconta. Di recente ha scritto e pubblicato un manuale geniale già nel titolo: Negropedia. The Assimilated Negro’s Crash Course on the Modern Black Experience (Three Rivers Press 2011). Il libro è una raccolta enciclopedica autoironica e postmoderna di sapere acquisito sul campo, comicità da stand-up comedy e pratici consigli rivolti ai nuovi neri d’America. Letto per voi, eccolo in pillole.

La Parigi del Roland Garros

tennis-ball

È iniziata il 22 maggio e proseguirà fino al 10 giugno l’edizione 2012 del Roland Garros. Pubblichiamo un reportage di Francesco Longo, uscito su «Il Riformista» nel 2009, per raccontare l’atmosfera del torneo.

«So French, so Roland Garros», recita lo slogan di questa edizione. Il torneo parigino Roland Garros 2009 riproduce lo spirito della capitale francese che lo ospita. Al centro di Parigi, tra i boulevard, i bistrot e le montagne di ostriche, si incontrano solo visi pallidi, mentre nei quartieri arabi e neri ci si ritrova spesso ad essere gli unici occidentali. Nello stesso modo, fuori dall’impianto del torneo, già la mattina, esauriti i biglietti ufficiali, non si contano i bagarini africani che spacciano posti come bustine di crack. Nigeriani, tunisini, marocchini, tutto il Maghreb traffica oltre le transenne e smercia occasioni per il Phillipe Chatrier (il campo centrale) o per il Suzanne Lenglen (che i romani chiamerebbero «il centralino»). Prezzi da capogiro.