Umberto Eco, un grande italiano

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È mancato ieri sera Umberto Eco, intellettuale e scrittore italiano tra i più noti e apprezzati al mondo. Ripubblichiamo quest’intervista apparsa originariamente sul Venerdì, basata sulla sua esperienza del Gruppo 63.

Un intero scaffale. Nella biblioteca di Umberto Eco – immensa, una Babele affascinante, l’Eden sognato e immaginato da qualsiasi amante dei libri – la letteratura sul Gruppo 63 occupa un bel po’ di spazio. Eppure nessun libro restituisce la risata, piena e fragorosa, dello scrittore quando ricorda quell’esperienza. Questo movimento letterario, definito di neoavanguardia per distinguerlo dalle avanguardie storiche, nasceva ben cinquant’anni fa. Il suo carattere di sperimentazione faceva il paio con le polemiche, incandescenti, che riuscì a innescare. Una su tutte: Carlo Cassola, Vasco Pratolini e Giorgio Bassani, scrittori già noti e consacrati dalla fama e ironicamente bollati come “Liale”, sprezzante richiamo ai romanzetti rosa firmati Liala. Robe da salotti letterari, si dirà. Se non fosse però che alcuni membri del Gruppo 63 saranno destinati a diventare fra i maggiori protagonisti della cultura del Novecento.

Letteratura industriale

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Questo pezzo è uscito in forma ridotta su Alias, l’inserto culturale del manifesto.

Oggi l’immagine della fabbrica sembra quasi un ricordo sbiadito, un retaggio obsoleto del secolo scorso da relegare negli archivi degli storici. Eppure, per vari decenni del Novecento, quello della fabbrica rappresentò un motivo quasi obbligatorio per gli scrittori italiani: ne emerse un filone letterario ampio e variegato nel quale si distinsero autori come Ottieri, Bianciardi, Mastronardi, Primo Levi, Volponi, Pagliarani, Parise, Balestrini e Di Ruscio; né si possono dimenticare le incursioni in ambito industriale di Gadda, Calvino, Caproni, Sereni (celeberrima è la sua Visita in fabbrica), Giudici e Fortini. Gli autori nominati figurano ora (insieme a molti altri) nella prima antologia complessiva dedicata alla letteratura italiana di ispirazione industriale: Fabbrica di carta. I libri che raccontano l’Italia industriale (prefazione di Alberto Neomartini, introduzione di Antonio Calabrò, pp. 331 + XV, € 20), frutto della felice collaborazione tra uno storico dell’economia, Giorgio Bigatti, e un italianista, Giuseppe Lupo, che hanno progettato e curato il volume.