Certe storie lasciano il sogno. Su “Il principio della carezza” di Perroni

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Sergio Claudio Perroni presenta Il principio della carezza giovedì 12 maggio al Salone del Libro di Torino, interviene Chiara Valerio (Caffè letterario, ore 19). La recensione che segue è uscita sulla Gazzetta del Mezzogiorno, che ringraziamo (fonte immagine).

È aerea, celeste, impalpabile la nuova storia di Sergio Claudio Perroni, eppure l’amore che volteggia e prende corpo nelle pagine di Il principio della carezza si può toccare con mano perché «certe storie lasciano il sogno» (La nave di Teseo ed., pagg. 101, euro 15,00). Perroni, traduttore principe dall’inglese e dal francese nonché editor corteggiato e severo, è innanzitutto un gran maestro della lingua italiana, frequentata ormai poco più del sanscrito classico, oppure abusata, «ma non senza qualche raccapriccio» per dirla con Manzoni. E Raccapriccio si intitolano un sito e un libro in cui il Nostro setaccia «orrori, papere e strafalcioni della stampa italiana».

“American Hustle” – tornare sui propri passi per capire dove abbiamo sbagliato

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Ringraziamo Oscar Iarussi e la rivista il Mulino che, proprio in questi giorni, ospita in homepage – tra le molte cose interessanti – questa riflessione che parte dal cinema e arriva più lontano.

di Oscar Iarussi

Nelle sale in queste settimane, ora anche col viatico delle dieci nomination agli Oscar, American Hustle di David O. Russell è molto di più che una variante malinconica con tocchi virulenti alla Scorsese di La stangata, la commedia che quarant’anni fa mise insieme Paul Newman e Robert Redford conquistando le platee di mezzo mondo. InfattiAmerican Hustle è lì a ricordarci che “l’apparenza inganna”, come recita la seconda parte del titolo nella versione italiana, didascalica ed efficace. Ambientato alla fine degli anni Settanta nella Atlantic City dei casinò in disarmo cara a Bob Rafelson e a Louis Malle, il film si conclude con una sorta di elogio della realtà.

Ricordando David Foster Wallace / 2

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Questo articolo è uscito sulla rivista Tradurre. (Foto: Giovanni Giovannetti)

di Norman Gobetti

Moriva, il 16 dicembre 1991, Pier Vittorio Tondelli. Prolifico operatore culturale, oltre che amatissimo scrittore, Tondelli aveva fondato nel 1990, insieme ad Alain Elkann ed Elisabetta Rasy, il quadrimestrale di letteratura «Panta». Dopo la morte di Tondelli, nel comitato editoriale di «Panta» subentrò lo scrittore statunitense Jay McInerney, che nel 1993 curò un numero dedicato ai nuovi narratori americani. Il volume presentava i racconti di quindici autori all’epoca quasi tutti inediti in Italia, fra cui Jennifer Egan, Jeff Eugenides, Mark Leyner, Donna Tartt e William T. Vollmann, tradotti da scrittori italiani come Michele Mari, Sandra Petrignani, Claudio Piersanti, Sandro Veronesi e Valeria Viganò. Fra gli altri c’era anche, nella versione di Edoardo Albinati, un racconto dal titolo Per sempre lassù. Nella sua introduzione, McInerney scriveva a proposito dell’autore di quel racconto: «Uno sperimentatore postmodernista […] furiosamente creativo. […] Le sue ambientazioni e le sue strategie narrative sono varie, ma sempre attualissime» (McInerney 1994, 14). Sono probabilmente le prime parole mai pubblicate in Italia a proposito di David Foster Wallace.