Memoria e disincanto: su “Ricrescite” di Sergio Nelli

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di Gabriele Merlini

Trattare la quotidianità con acume, ironia e amore per le piccolezze diventa un gesto piuttosto eroico e da salutare con gioia, in questi tempi di supposti ritorni di massa allo weird e al fantastico.
Ricrescite è stato scritto da Sergio Nelli all’inizio del millennio, editorialmente un’era geologica fa, poi pubblicato da Bollati Boringhieri nel 2004. Tunué adesso (con prefazione di Antonio Moresco) sceglie di farlo riapparire nelle librerie all’interno di un progetto di riscoperta di meritevoli opere finite fuori catalogo, così servirà collocarlo nell’attualità del panorama narrativo nazionale: piacevole constatare quanto risulti ancora una salutare boccata d’ossigeno sotto moltissimi aspetti.

“Ricrescite” di Sergio Nelli: la prefazione di Antonio Moresco

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione al libro Ricrescite di Sergio Nelli, uscito per Tunué.

di Antonio Moresco

Rileggo dopo molti anni questo piccolo gioiello di genere indefinibile, questo piccolo libro che respira e fa respirare, pubblicato per la prima volta nel 2004 da Bollati Boringhieri e che adesso viene ripubblicato da Tunué, ad apertura di una serie di ristampe annuali che si prefiggono meritoriamente di salvare alcune opere che la macina editoriale e culturale di questi anni, e le logiche puramente mercantili e mediatiche che le governano, destinerebbero altrimenti all’oblio; di andare a ripescare alcune perle sepolte.

Albedo – Intervista a Sergio Nelli

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È da poco uscito per Castelvecchi Albedo, nuovo romanzo di Sergio Nelli. Lo abbiamo intervistato.

“Albedo viene da lontano, si origina in un racconto scritto molto tempo fa, così come l’idea di una comunità di recupero era qualcosa intorno a cui avevo cominciato a ragionare per un’altra storia anni fa: c’erano, insomma, una serie di temi e figure che avevo contemplato in passato senza poi aver dato forma a qualcosa di preciso.  Anche sulla questione dell’alcolismo, che è cruciale per l’innesco del romanzo, avevo fatto una ricerca specifica abbastanza vasta nel 2000. Mi interessava la psicologia dell’alcolista, così andai in una comunità di disintossicazione a fare interviste, registrai una quindicina di audiocassette, mi sembra per quasi tutto il mese di luglio, e in una seconda tornata autunnale, quindi uno studio abbastanza impegnativo, le ho ancora con me e sebbene non abbia sentito poi il bisogno di riascoltarle hanno costituito una base importante per lo sviluppo del romanzo. Ho sempre pensato che leggere e interessarsi a cose le più diverse, impicciarsi in qualche modo, rappresentasse un capitale invisibile. Quando ero studente di filosofia, un pomeriggio al Pellegrino (la facoltà in via Bolognese), Eugenio Garin,  a cui rompevo le scatole dopo le lezioni, mi disse: Caro Nelli, sa cosa bisognerebbe scrivere qui all’ingresso? Chi vive di sola filosofia muore di fame. Questa cosa mi è rimasta in testa sempre anche quando ho intrapreso una diversa ricerca.