Scrivere di cinema: “Il grande spirito “

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di Giovanni Chessari

Renato, auto-ribattezzatosi “Cervo Nero” e convinto di essere un indiano Sioux, vive di sogni ed espedienti nel lurido solaio di un condominio di periferia; qui si troverà ad offrire un nascondiglio sicuro a Tonino detto “Barboncino”, ladruncolo di serie zeta in fuga col malloppo sottratto ai compagni di rapina, che adesso lo inseguono in cerca di vendetta. Sullo sfondo si staglia infelicemente grandioso l’impianto dell’Ilva, fumante e imbattibile mostro d’acciaio.

Se viene voglia di urlare vedendo “Dobbiamo parlare” di Sergio Rubini

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di Caterina Serra

Comincia con un pesce che anziché essere muto come un pesce parla come un uomo.

Un uomo solo, che vede Roma, e il mondo intero, dall’ultimo piano di una bella casa tutta design e libri, borghese e decadente. Una casa che è un personaggio, una creatura animata, con le sue perdite, crepe e magagne che lei stessa sembra voler tenere nascoste, e far uscire con un certo sadismo quando le persone che la abitano si dimenticano di lei, o, al contrario, la vogliono per quello che non è, elegante, raffinata, aperta e accogliente come ci si aspetterebbe da una come lei, simbolo di una romanità ricca, colta, per bene.

La verità dell’essere e dell’apparire, chi siamo dentro quelle crepe, quelle soglie che nemmeno noi oltrepassiamo, è uno dei grandi temi del film.

Quando il cinema racconta il Sud

Il-Postino

Questo articolo è apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

Fanno testo i Rolling Stones, non proprio gli ultimi arrivati. La domanda è: che cosa costituisce o promuove l’identità italiana oltre i confini? Il cinema vi gioca un ruolo importante, come conferma il recente premio Oscar al «felliniano» La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Al film ora si ispira il video di Mick Jagger & Co caricato su You Tube dopo il concerto romano del 22 giugno al Circo Massimo, già cliccato a iosa nel sito www.rollingstones.com. Sulle note della struggente Streets of Love e nelle soffuse luci «a cavallo» dell’alba o del crepuscolo, scorrono le immagini dei vecchietti rock (bellissimi, oltretutto, oggi più che mai), alternate con i volti di giovani nel pubblico e con scorci capitolini dal vago sapore retrò (nostalgia canaglia). A un tratto, nel video, sventola un tricolore, sebbene l’accattivante profezia di Jagger sia stata smentita: «L’Italia vincerà il Mondiale», aveva detto prima della partita contro l’Uruguay.