Se viene voglia di urlare vedendo “Dobbiamo parlare” di Sergio Rubini

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di Caterina Serra

Comincia con un pesce che anziché essere muto come un pesce parla come un uomo.

Un uomo solo, che vede Roma, e il mondo intero, dall’ultimo piano di una bella casa tutta design e libri, borghese e decadente. Una casa che è un personaggio, una creatura animata, con le sue perdite, crepe e magagne che lei stessa sembra voler tenere nascoste, e far uscire con un certo sadismo quando le persone che la abitano si dimenticano di lei, o, al contrario, la vogliono per quello che non è, elegante, raffinata, aperta e accogliente come ci si aspetterebbe da una come lei, simbolo di una romanità ricca, colta, per bene.

La verità dell’essere e dell’apparire, chi siamo dentro quelle crepe, quelle soglie che nemmeno noi oltrepassiamo, è uno dei grandi temi del film.

Quando il cinema racconta il Sud

Il-Postino

Questo articolo è apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

Fanno testo i Rolling Stones, non proprio gli ultimi arrivati. La domanda è: che cosa costituisce o promuove l’identità italiana oltre i confini? Il cinema vi gioca un ruolo importante, come conferma il recente premio Oscar al «felliniano» La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Al film ora si ispira il video di Mick Jagger & Co caricato su You Tube dopo il concerto romano del 22 giugno al Circo Massimo, già cliccato a iosa nel sito www.rollingstones.com. Sulle note della struggente Streets of Love e nelle soffuse luci «a cavallo» dell’alba o del crepuscolo, scorrono le immagini dei vecchietti rock (bellissimi, oltretutto, oggi più che mai), alternate con i volti di giovani nel pubblico e con scorci capitolini dal vago sapore retrò (nostalgia canaglia). A un tratto, nel video, sventola un tricolore, sebbene l’accattivante profezia di Jagger sia stata smentita: «L’Italia vincerà il Mondiale», aveva detto prima della partita contro l’Uruguay.