Kirk, cinema e realtà

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Un’estate, un ragazzo ebreo va a cercare lavoro negli alberghi vicino al Lake George. Ma nessuno vuole assumere Izzy Demsky. Allora lui bussa all’albergo successivo e si presenta come Don Dempsey. Lo prendono subito. Sul Lake Goerge ci vanno le donne sole in cerca di avventure romantiche. E ogni sera una donna diversa, che non l’ha trovata, chiama il fattorino per farsi portare il ghiaccio in camera… Il ragazzo piace anche alla proprietaria, benché lei detesti gli ebrei. Li riconosce al volo, dice, dal puzzo che li contraddistingue. «Nessun ebreo metterà mai piede in quest’albergo». «Hitler aveva ragione, tutti gli ebrei dovrebbero essere sterminati». L’ultima sera, la donna invita il fattorino in camera per un brindisi, e dopo un paio di bicchieri sono a letto insieme. Lei ansima di piacere, è scossa dai fremiti, ma lui fa in modo che senta bene quando le dice in un orecchio: «Dentro di te hai l’uccello di un ebreo circonciso. Io sono ebreo. Ti stai facendo scopare da un ebreo!».

Vent’anni dopo, a un party, Kirk Douglas vede avvicinarsi John Wayne con due bicchieri in mano. Hanno appena assistito a una proiezione privata di Brama di vivere, il film sulla vita di van Gogh. John Wayne ha l’aria turbata. «Cristo, Kirk! Come fai a interpretare una parte come quella? Un artista suicida! Siamo rimasti in pochi, dannazione. I duri come noi hanno l’obbligo di mantenere quell’immagine per il pubblico». Kirk è sorpreso, ma tenta di difendersi: «Ehi, John, io sono un attore. Mi piace fare parti interessanti. È solo una finzione. Non è reale. Tu non sei veramente John Wayne, lo sai no?».

Storie dall’altra Hollywood

linda

C’è un libro che è uscito in America cinque anni fa, ha venduto poche migliaia di copie e non è stato più ristampato, è stato pubblicato in Francia da pochi mesi e sta collezionando solo ottime recensioni, e in Italia probabilmente non verrà mai tradotto. Si chiama The Other Hollywood. The Uncensored Oral History of the Porn Film Industry, e a firmarlo sono Legs McNeil e Jennifer Osborne.

McNeil è un giornalista che, da punk nostalgici, abbiamo tanto amato quando nel ‘97 firmò, insieme a Gillian McCain, un libro monumentale che raccontava la storia definitiva del punk americano. Il libro si chiamava Please Kill Me, e in poco più di seicento pagine raccoglieva centinaia di interviste ai protagonisti della scena punk. La bellezza del libro stava nel rigoroso e riuscito lavoro di montaggio, che trasformava un’infilata di dichiarazioni e risposte in una magnifica saga.