Anna e suo fratello

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Dopo esserci occupati della nuova traduzione di Anna Karenina, torniamo sul capolavoro di Lev Tolstoj con un pezzo di Filippo Belacchi. È possibile ascoltare la lettura dell’articolo cliccando su questo link.
“Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo”. Questo, il primo lapidario paragrafo di Anna Karenina. Si entra passando sotto questa frase come fosse scolpita sopra la porta del romanzo.

Poi, con una prosa che sembra cinema si comincia: “Casa Oblonskij era sottosopra”. La moglie ha scoperto la tresca tra suo marito e l’istitutrice francese e non esce dai suoi appartamenti, il marito è rincasato dopo tre giorni, la servitù è allo sbando e i figli, frastornati, scorrazzano per le stanze. La penna scivola ancora per avvicinarsi all’artefice di questo pasticcio, Stiva Oblonskij, il fedifrago. Sdraiato sul divano dello studio si sta risvegliando da un sogno; non dorme soltanto, importante questo dettaglio, ma sogna.

La letteratura senza inconscio

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Ripeschiamo dal nostro archivio un approfondimento di Gianluca Didino: buona lettura.

Simboli e racconti

Nel suo significato originario, il termine greco σύμβολον, da cui deriva l’italiano “simbolo”, indicava, cito l’Enciclopedia Treccani, un «mezzo di riconoscimento, di controllo e simili, costituito da ognuna delle due parti ottenute spezzando irregolarmente in due un oggetto (per es. un pezzo di legno) che i discendenti di famiglie diverse conservavano come segno di reciproca amicizia». L’etimologia del termine contiene dunque il senso di un’unità spezzata che tende al ricongiungimento, un collegamento implicito tra due oggetti ora separati ma che un tempo avevano fatto parte di una stessa totalità. Da qui il significato del termine è passato a indicare un oggetto “che sta al posto” di qualcos’altro, traslando l’idea della connessione dal piano della realtà (le due parti del bastone) a quella delle idee (il senso di amicizia tra le due famiglie). Questo è il presupposto che ha permesso di attribuire al concetto di simbolo una concezione estetica, differenziandolo progressivamente dal semplice “segno”.

Shakespeare 400

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Il 23 aprile del 1616, esattamente quattrocento anni fa, moriva a Stradford-upon-Avon William Shakespeare, nello stesso luogo in cui era nato 52 anni prima.

In Gran Bretagna i prossimi mesi saranno all’insegna di una sorta di “giubileo shakespeariano”: un sito intero è dedicato all’anniversario, un calendario con celebrazioni, messe in scena, rassegne e parate e iniziative per ricordare quello che probabilmente è stato il massimo autore di sempre.

Questa è la casa in cui si presume sia nato il poeta e drammaturgo inglese.

Una riflessione sulle false notizie: l’attualità di Marc Bloch

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di Matteo Moca

La Prima Guerra Mondiale è stata, per motivi molteplici ed oltre l’orrore che si è trascinata con sé, un momento di svolta nello studio dell’uomo sull’uomo e sulla civiltà, un periodo favorevole all’analisi di una collettività che aveva subìto il primo atto di un orrore che sarebbe stato destinato a ripetersi dopo vent’anni. Basti pensare alla serie di studi che sono apparsi dopo la sua conclusione, al celebre Terra di nessuno di Eric J. Leed e a Il disagio nella civiltà di Sigmund Freud. Non a caso scelgo questi due testi, perché il primo è il ritratto più fedele e profondo delle conseguenze della guerra sui soldati e quindi sull’individualità, (argomento studiato oltretutto anche da Freud), mentre il secondo allarga lo sguardo all’intera civiltà, arrivando a conclusioni raggelanti all’alba dell’ascesa del nazismo e al nuovo orrore, ancor più grande, della Seconda Guerra Mondiale.

Le nuove prospettive della Qabbalah. Conversazione con Moshe Idel

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Moshe Idel è tra le massime autorità mondiali sul tema, affascinante e insidioso, della Qabbalah (la tradizione di ricerca mistico-esoterica dell’ebraismo rabbinico).

Succeduto al grande Gershom Scholem nella cattedra di Mistica Ebraica all’Università di Gerusalemme, Idel deve  la sua fama internazionale al libro Qabbalah- nuove prospettive (Adelphi). Un saggio fondamentale, pubblicato nel 1988, in cui lo storico rumeno, naturalizzato israeliano, capovolse l’approccio tradizionale alla storia cabbalistica, destando grande clamore e furiose reazioni da parti dei fedeli discepoli di Scholem.

Eppure, Idel ha sempre rifiutato l’accusa di aver tradito il fondatore degli studi moderni sulla tradizione cabbalistica. Illuminante la sua risposta a Gad Lerner in un’intervista su Repubblica del 2010: “Quando mi ricevette la prima volta io ero un giovane laureando e lui già un professore emerito.

Una strada per il romanzo: Jeff VanderMeer e Tom McCarthy

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Negli anni 70 il disegnatore e grafico Gunter Rambow produsse per la casa editrice S. Fischer Verlag undici poster che comunicavano il concetto di meta-letterarietà. Le immagini rappresentavano mani che fuoriuscivano dalla copertina per reggere il libro, libri come porte o come finestre, libri che contenevano tutte le facce di una immensa folla. Il lavoro di Rambow esprimeva un’idea piuttosto diffusa all’epoca, veicolata da diverse discipline (post-strutturalismo, semiotica, studi culturali, reader-response criticism), secondo la quale il testo non poteva essere confinato nella dimensione del libro. Roland Barthes parlava della «impossibilità di vivere al di fuori del testo infinito – sia questo testo Proust, o il giornale quotidiano, o lo schermo televisivo: il libro fa il senso, il senso fa la vita» (Il piacere del testo, prima ed. it. Einaudi 1975). Tutto questo costituiva una parte importante di quello che già allora qualcuno definiva postmoderno.

Non posso vivere senza di te

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Lo scorso 10 dicembre su Repubblica Massimo Recalcati ha scritto una riflessione prendendo spunto dalla notizia della scomparsa di Giuseppe Mango e, poche ore dopo, di suo fratello Giovanni. La pubblichiamo in una versione leggermente diversa, ringraziando l’autore e la testata. (Nella foto, André e Dorine Gorz – Foto di Daniel Mordzinski)

Il nostro tempo esalta l’autonomia dell’Io come l’espressione più appagante della nostra libertà e considera la maturità psichica come la capacità di vivere nella più assoluta indipendenza, senza appoggiarsi all’altro. Questo mito della libertà come  pura negazione dei vincoli simbolici e affettivi, tende ad irridere su coloro che, al contrario, ammettono la loro vulnerabilità e la loro dipendenza dall’esistenza dell’altro. Alla luce della psicoanalisi il sogno di un soggetto che si fa il proprio nome da se stesso è un sogno puramente narcisistico. La vita umana è tale solo se sa riconoscere i propri rapporti di dipendenza senza negarli ferocemente. Senza la presenza dell’altro dell’amore la vita perde il suo senso.

Contro il piagnisteo

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Pubblichiamo un articolo di Mariarosa Mancuso uscito sul Foglio ringraziando la testata e l’autrice.

di Mariarosa Mancuso

“Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l’epoca della fede e l’epoca dell’incredulità, la primavera della speranza e l’inverno della disperazione. A farla breve, gli anni erano così simili ai nostri che chi li conosceva profondamente sosteneva che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo” (Charles Dickens, “Le due città”).

E bravo Charles Dickens, che prende in giro gli anni suoi e gli anni a venire. Oddio, gli anni non è che portino colpe, sono i commentatori che tracciano la linea e la difendono consumandosi le dita sulla tastiera. L’attacco di “Le due città” torna in mente quando leggiamo, a distanza di pochi giorni, due elenchini che paragonano il lussuoso 1913 al mesto 2013. L’anno mirabile che vantò la “Recherche” di Marcel Proust, “La sagra della primavera” di Igor Stravinskij, il Sigmund Freud di “Totem e tabù”. Il nostro anno orribile: i radar non hanno rilevato nulla che si possa paragonare a quei capolavori. E già affilano le armi della critica preventiva: nel 1914 c’era Charlie Chaplin al suo debutto, c’era James Joyce che pubblicava “Gente di Dublino”, e noi saremo ancora qui a dibattere se l’ingresso in classifica di Fabio Volo annunci o no la fine della letteratura.