The Jinx, Dieci ragioni per cui non avete ancora visto niente di simile

jinx

di Sara Zucchini

Ho appena finito di vedere quella che potrebbe essere la serie migliore dell’anno. Vorrei dire: è così e basta, rinchiudetevi in casa con cibo a sufficienza e in buona compagnia per le prossime ventiquattro ore, guardatela e non potrete fare altro che darmi ragione. Sto parlando di The Jinx: The life and deaths of Robert Durst, ideato e realizzato da Andrew Jarecki, già autore del controverso documentario Capturing the Friedmans. È stata una mia amica a parlarmene la prima volta, dopo che s’era imbattuta in un articolo del New York Times in cui si raccontava di una serie TV che avrebbe risolto il «caso Robert Durst». Ma chi è Robert Durst? In Europa il suo nome non è noto, ma negli Stati Uniti tutti conoscono la dinastia Durst, che ha fondato un impero immobiliare a Manhattan, e le non meno celebri imprese giudiziarie dell’ereditiere Bob Durst, che ha dovuto scansare più di un cadavere nella sua carriera di eccentrico multimilionario.

Intervista a Dubrakva Ugresic

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Questo pezzo è uscito in una versione più breve su Flair. (Fonte immagine)

C’è chi fa politica e chi ne scrive. C’è poi chi è stato attraversato persino nel corpo, dalla violenza della Storia. Dubrakva Ugresic  – tra le voci attuali più libere e meno ortodosse – è sia una grande scrittrice sia un’esule, cacciata dal proprio paese, la Croazia, dall’allora regime nazionalista di Franjo Tuđman. Da quel 1993 Ugresic vive tra Olanda e Stati Uniti e ha pubblicato romanzi e saggi politici (usciti in Italia da Nottetempo). Recente è “Europe in Sepia” (Open Letter Books), un racconto che parte dal Midwest americano, passa per le proteste di Occupy Wall Street, Gerusalemme e finisce con i riots di South London: una miniera di imprevedibili scatti narrativi in forma di saggio. Feroce e ferita, ma mai vittima, Ugresic si definisce un’”eretica.”.

Il desiderio di morte come progetto politico

Barbara-Spinelli

Quello che la prima volta si manifesta in tragedia, la seconda lo fa in farsa. E la terza – la definitiva, la terminale – come lettera da Parigi. Lo psicodramma Spinelli e l’esperienza della Lista L’Altra Europa con Tsipras sono finiti ieri, nel modo peggiore che si poteva immaginare: un suicidio mascherato da sopravvivenza. Barbara Spinelli, dopo giorni di silenzio andropoviano, ha inviato una mail da Parigi, che potete leggere qui. E invito a farlo, a leggerla, dico, per intero; perché è uno dei documenti più rappresentativi della sinistra italiana, della sua incapacità a comunicare, della sua deresponsabilizzazione patologica, del suo narcisismo laschiano conclamato, del suo desiderio di morte, della sua fame saturnina.

L’era del permaloso

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L’atmosfera politica che leggo sui giornali assomiglia sempre di più a quella che respiro tutti i giorni, al bar, sul posto di lavoro, mentre sto in fila in banca, nelle assemblee politiche e in quelle condominiali, nelle discussioni de visu, in quelle al telefono e in quelle on-line… In questo senso, potrei dire, la distanza tra Paese Reale e Paese Legale si è accorciata. Dove mi giro vedo una specie di contagio esteso di una forma parossistica di permalosità. Mi sono sentito attaccato dalle tue parole, mi hai offesa sul piano personale, non solo le parole ma sono i gesti che contano, non solo i gesti contano ma anche certi sguardi: ogni atto, anche quello più involontario, mi può ferire. E io mi penso come un attore sociale solo se mi sento offeso.

L’Italia è un Paese strano. Senza mai aver sviluppato una cultura del politicamente corretto ha maturato solo gli anticorpi e rubricato direttamente l’espressione “politicamente corretto” tra gli epiteti ridicolizzanti, lasciando che espressioni di xenofobia e razzismo oggi siano tutto sommato tollerate come sinonimi di sincerità sanguigna o schiettezza fuori dai denti.

L’insurrezione è un’arte

LENIN

Novanta anni fa, il 21 gennaio 1924, moriva Vladimir Il’ič Ul’janov, detto Lenin. Per ricordarlo abbiamo pensato di citare un suo famoso scritto del 1917 e un ricordo che Slavoj Žižek – studioso di Lenin e autore tra gli altri del bello ma introvabile Tredici volte Lenin, pubblicato da Feltrinelli nel 2003 – dedicò a […]

Free Pussy Riot

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Oggi sono state rilasciate le due Pussy Riot Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova. Questa è la versione integrale di un pezzo uscito sull’ultimo numero di XL la Repubblica.

Le Pussy Riot sono un collettivo punk femminista nato a Mosca nell’estate del 2011, il giorno stesso in cui è stato annunciato il ritorno di Putin. La loro arte sta in performance pubbliche di dissidenza politica, come quella del febbraio 2012 nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca che ha visto l’arresto di tre di loro e la condanna a due anni di reclusione.

La storia delle Pussy Riot accade oggi davanti ai nostri occhi. È una storia di oppressione e di rivolta, in cui l’estetica e l’attitudine punk ritornano sulla scena più contemporanee e opportune che mai a manifestare la diversità dal comune obbedire, il desiderio politico e sentimentale di cambiare lo stato delle cose malgrado l’evidente distanza tra un manipolo di ventenni femministe che cantano coi passamontagna colorati in testa e la Russia ingombrante, millenaria, devota a Putin e a Dio, profondamente sessista, ferma nella propria evoluzione da qualche parte nell’ottocento. Come faranno le nostre Pussy Riot a vincere?

La sinistra non ha bisogno di un leader ma di un popolo

L'immagine sopra è di Gabriele Frongia

di Christian Raimo E così si terranno a Roma, in pratica in contemporanea, due incontri annunciati come decisivi – almeno a breve termine – per la politica di sinistra in Italia. Da una parte l’assemblea nazionale del Pd che dovrebbe trovare un bandolo nella matassa di fili elettrici con quale ha rischiato di rimanere fulminata […]

Il voto e i figli di Grillo

beppe grillo-FOTO ALPOZZI/INFOPHOTO

(Fonte immagine: ALPOZZI/INFOPHOTO.)

di Cesare Buquicchio

Le analisi sul voto del 24 e 25 febbraio in molti casi sono sorprendenti in modo inversamente proporzionale alla sorpresa degli stessi commentatori rispetto al risultato uscito dalle urne. Più i commentatori sono stati spiazzati da Grillo, più hanno cominciato a macinare triti luoghi comuni sulle dinamiche politiche del web, sul livello alto e/o basso di molte discussioni on line, sulla contrapposizione tra partito liquido e partito ‘radicato’, sulla necessità di apparati comunicativi efficaci in luogo di programmi affidabili e/o appetibili, ecc… Discorsi che, con alcune brillanti eccezioni, appaiono riedizioni di precedenti riflessioni e/o riadattamenti di analisi buone per (quasi) tutte le stagioni.

Cosa accadrebbe se un gruppo di giovani artiste-attiviste rivoluzionarie facesse una protesta simile alle Pussy Riot in Italia? Intanto leggiamoci le loro splendide dichiarazioni conclusive al processo.

pussy riot

Il processo alle Pussy Riot arriva a sentenza domani, 17 agosto. Da notizia da colonnina destra di Repubblica.it – quel mondo bizzarro dove c’è sempre un po’ di body-painting per chi ne avesse bisogno – la questione di questo terzetto di giovani attiviste russe anti-Putin è diventato un caso internazionale: hanno ricevuto l’attenzione di ogni star della musica (l’ultima, Madonna, dal palco di Mosca, ma anche filosofi come Slavoj Žižek ). Qui di seguito ho tradotto in maniera sicuramente non impeccabile le loro dichiarazioni finali al processo, cosa che – ci pare – nessun giornale italiano ha fatto. [CR]